Il comparto Healthcare vive una fase di dinamismo e di espansione senza precedenti. Ma anche una fase di radicale rivoluzione, sulla scia della Digital Transformation, che si è innestata nel settore aprendo enormi opportunità inedite e impensabili, fino a pochi anni fa.

In questo nostro precedente articolo ci siamo concentrati sul significato di Digital Health, e sulla sua importanza nel panorama attuale. Poi, in quest’altro articolo, abbiamo spostato lo sguardo verso il futuro, prendendo in analisi i nuovi trend tecnologici della Healthcare Industry, con le opportunità che ne derivano, tutte da cogliere.

In mezzo a tutte queste tendenze, una direzione emerge con chiarezza: quella dell’avvicinamento delle company alle singole persone. Se il punto di partenza della rivoluzione digitale sono i “dati”, il punto di arrivo è invece quello di trasformare questi dati in “relazioni”. Il successo di ogni azienda, oggi, si gioca tutto qui. Anche, e soprattutto, nel mondo dell’Healthcare.

Per dirla in altro modo: si tratta principalmente di rivedere il proprio modo di comunicare con i clienti e in questo articolo, vogliamo proprio concentrarci su un aspetto specifico e decisivo della comunicazione digitale: il videomarketing.

Inizieremo prendendo in considerazioni alcuni numeri che, in maniera davvero eloquente, raccontano la potenza e l’efficacia del mezzo video. Una potenza e un’efficacia che non hanno eguali, nel nostro tempo. Successivamente vi racconteremo le migliori strategie e le best practice per il videomarketing nel settore Healthcare, accompagnando il tutto con alcuni esempi di successo.

 

Non c’è nulla di più efficace dei video… e sono i numeri a dirlo

Senza perderci in preamboli superflui, eccovi alcuni numeri che, da soli, dimostrano perché il video è il media più efficace, nell’era digitale:

  • ogni giorno su Youtube sono visti oltre 5 miliardi di video (merchdope.com);
  • il 78% degli utenti on-line guarda almeno un video ogni settimana e ben il 55% ne guarda uno ogni giorno (hubspot.com);
  • secondo le stime di Cisco, entro il 2022 l’82% dell’intero traffico su internet sarà generato dai video. Nel 2017 questa percentuale era già del 72,3% (cisco.com);
  • il 55% delle persone presta più attenzione nel momento in cui si approccia ai video rispetto a qualunque altro tipo di contenuti (omnikick.com);
  • quando visualizza un video, l’utente medio trattiene il 95% del messaggio in esso contenuto; se si parla di testi, questa percentuale si inabissa fino a scendere al 10% (wirebuzz.com);
  • sono circa 100 milioni le ore di video guardate ogni giorno su Facebook (99firms.com);
  • l’82% delle persone iscritte a Twitter (secondo i dati forniti dalla stessa piattaforma) consuma contenuti video con costanza;
  • su Instagram, i post che contengono video registrano, in media, un engagement più alto del 38%, rispetto a quelli che contengono immagini (mention.com);
  • il 54% dei consumatori dichiara di voler vedere più video dai brand che seguono e supportano (hubspot.com).

Sono statistiche che, naturalmente, non possono lasciare indifferenti i brand. E i brand, dunque, si stanno muovendo per implementare il più possibile i video nelle loro strategie di marketing, con ottimi risultati. Come dimostrano queste ultime due statistiche con cui concludiamo il paragrafo:

  • l’87% dei professionisti del marketing utilizza il video nelle proprie strategie (wyzowl.com).
  • l’88% dei marketer si dichiara soddisfatta del ROI generato dalle campagne di videomarketing (animoto.com).

Tutta questa cascata di numeri e statistiche dimostra una sola cosa: il video è lo strumento più efficace per il marketing digitale. E questo vale anche per il settore Healthcare. Anzi, di più: vale a maggior ragione per questo comparto, che coinvolge i consumatori in una sfera molto intima e quotidiana.

 

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Come strutturare una strategia di videomarketing nel settore Healthcare in 4 punti

Dunque, di seguito, vediamo come strutturare una strategia di videomarketing nel settore Healthcare, su quali punti fondamentali costruirla, quali sono le best practice e qualche esempio di successo.

 

1. Partire dall’educazione

 Si sente spesso dire che viviamo nell’era dell’informazione. Oggi, come mai in passato, ognuno di noi può avere accesso a tutte le informazioni che cerca in pochi secondi, magari con pochi tap sul proprio smartphone durante una pausa caffè. E le informazioni riguardanti la salute sono certamente tra le più ricercate online. Solo in Italia la media è di circa 4 miliardi di ricerche web all’anno su questo tema, con un trend in continua in continua crescita (agendadigitale.eu).

Il rovescio della medaglia di tutto questo è costituito dalla difficoltà di orientarsi in mezzo a questa massa di informazioni, talvolta complesse, talvolta palesemente false o fuorvianti. Ecco perché il primo compito di un’azienda del settore Healthcare è quello dell’educazione. Non solo una responsabilità, ma anche un’opportunità.

In questo senso, il video si dimostra il miglior alleato. Senza sforzi e in maniera piacevole, infatti, l’utente ha modo di avere informazioni chiare, precise, autorevoli ed è questo il primo passo per stringere un rapporto di fiducia con il brand.

Un esempio? La serie di video della durata di un minuto realizzata da Mayo Clinic, che affronta diversi temi, dall’importanza del fitness, all’utilizzo dei cosmetici, fino alle modalità per prevenire le allergie.

 

2. Essere chiari, ma anche tranquillizzanti

In questo caso, partiamo subito da un esempio molto interessante ed efficace. Il Miami Children’s Hospital ha realizzato una campagna video che si pone l’obiettivo di spiegare cosa accade prima, durante e dopo un intervento chirurgico al cuore a cui devono sottoporsi alcuni bambini. Un tema, come si comprende, davvero delicato. Con questo video, il Miami Children’s Hospital, riesce a raggiungere il complesso obiettivo di fornire informazioni chiare, autorevoli, ma – contemporaneamente – di tranquillizzare chi lo guarda.

Come?

Mostrando i volti e le professionalità dei membri dello staff, gli ambienti, le tecnologie e tutto quello che ruota intorno all’operazione chirurgica. In questo modo quello che spicca è, contemporaneamente, la preparazione di alto livello e l’umanità dei soggetti coinvolti.

 

3. Imparare ad essere coinvolgenti

L’abbiamo visto sopra: bisogna saper informare correttamente, educare, e poi tranquillizzare. Ma alla base del successo del videomarketing nel settore Healthcare c’è anche – e soprattutto – la capacità di emozionare e di coinvolgere chi guarda. Insomma, la parola chiave è storytelling.

Vediamolo con uno splendido esempio, indirizzato ai bambini (ma capace di colpire anche gli adulti): si tratta della campagna realizzata dal dipartimento relativo alla salute dentale di Bupa UK. Attraverso un grande utilizzo delle animazioni e dello storytelling, il brand sfrutta la storiella della fatina dei denti, conosciuta da tutti, e legata ai ricordi d’infanzia e lo fa reinventandola. Un ottimo modo per stringere un rapporto davvero intimo con chi guarda (e, non a caso, il video ha superato le 1,3 milioni di visualizzazioni su YouTube).

Un altro modo molto efficace di essere diretti e coinvolgenti è quello di sfruttare nelle proprie campagne di videomarketing le figure degli influencer. Un esempio molto interessante è quello di Amanda Bisk, atleta australiana di salto con l’asta, a cui è stata diagnosticata la sindrome della fatica cronica. Sul suo canale Instagram racconta il suo percorso per contrastare la malattia attraverso il fitness, ed è diventata in breve tempo una delle figure più note nell’ambito dell’Healthcare sulla piattaforma social.

Importante: sempre più i brand si rivolgono non solo ai top influencer, ma anche a quelli che vengono definiti micro-influencer. Sono persone con un seguito minore, certo, ma molto più mirato e fidelizzato. Dunque, i loro messaggi vengono percepiti dal pubblico come più autentici e personali.

 

4. La strategia definitiva? La personalizzazione

Il 94% degli operatori di marketing ritiene che la personalizzazione sia cruciale per il futuro del business in cui si muove (info.monetate.com). Ma di cosa parliamo quando parliamo di personalizzazione?

Innanzitutto, di qualcosa di molto antico: conoscere perfettamente il proprio pubblico è da sempre il modo migliore per realizzare profitto, per calibrare la propria comunicazione e il proprio “tono di voce”, per aumentare enagegment e fidelizzazione. Ma oggi qual è la svolta della personalizzazione?

È una svolta digitale. Ognuno di noi, infatti, lascia ad ogni momento delle tracce on-line: le geolocalizzazioni, le ricerche su Google, le preferenze sui social network, l’utilizzo di app (che nel settore Healthcare sono sempre più diffuse), e via così. Stiamo parlando di una mole davvero enorme di dati, che le aziende possono utilizzare con enormi vantaggi sul loro fronte, ma anche sui quello dei consumatori, in un’ottica win-win.

Si tratta, dunque, di mettere in pista degli efficienti sistemi di raccolta di questi dati; sistemi dinamici e disegnati in ottica omnichannel. Dalla raccolta si passa poi all’analisi e all’interpretazione di queste informazioni. Lo step successivo è quello di dividere il proprio pubblico in tanti micro-target dalle caratteristiche omogenee e coerenti da andare a colpire con comunicazioni e proposte commerciali su misura.

 

Si può andare oltre?

Sì, il vero obiettivo dev’essere la singola persona, dev’essere un dialogo realmente one-to-one. Ed è proprio quello di cui si occupano aziende specializzate come Doxee.

Si pensi ai Doxee Pvideo®: stiamo parlando di video personalizzati, costruiti sulle caratteristiche dei singoli utenti, con molti spazi di interazione e la possibilità di inserire call-to-action personalizzate. Insomma, la forza del video unita a quella della personalizzazione.

Ecco perché l’autorevole rivista Forbes, in un suo articolo, definisce i video personalizzati come “la definitiva svolta di marketing di cui i brand hanno bisogno” (forbes.com).

In conclusione, si comprende che tutto questo vale a maggior ragione in un settore come quello dell’Healtcare che impatta nel quotidiano e nell’intimo sulla vita delle persone. La migliore strategia dei brand, quindi, non può essere che quella di farsi sempre più “vicini”.

 

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