7 modi in cui il Big Data management sta cambiando il futuro delle assicurazioni

Presto verranno pubblicate le conclusioni di un’indagine conoscitiva sui Big Data condotta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato insieme all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e al Garante per la Protezione dei Dati Personali. Nel giugno scorso l’AGCOM ha diffuso i primi risultati di questa ricerca, che si è concentrata soprattutto sull’evoluzione in corso nei settori bancario e assicurativo, entrambi caratterizzati storicamente da un intenso utilizzo dei dati. L’istituto ha così sintetizzato le opportunità derivanti dal Big Data management per i due comparti:

  1. aumento della conoscenza della clientela, in particolar modo tramite una superiore comprensione delle preferenze e delle abitudini dei consumatori;
  2. maggiore personalizzazione dei prodotti e dei servizi, mediante un’individuazione più accurata del profilo di rischio del singolo cliente;
  3. ottimizzazione dei processi interni con ricadute positive in termini di efficacia, riduzione dei costi e contrasto alle frodi.

Non mancano, accanto alle opportunità, alcuni elementi critici sottolineati dall’AGCOM:

  1. discriminazione potenziale della profilazione e della valutazione del rischio dei singoli clienti;
  2. problemi di cyber security legati alla natura finanziaria, oltre che personale, delle informazioni;
  3. rischio di posizioni dominanti che alcuni operatori, in ragione della capacità di elaborazione dei Big Data, possono ricoprire nei nuovi mercati digitali.

 

Le 3 opportunità del Big Data management per le assicurazioni

Nell’indagine AGCOM emerge una certa consapevolezza da parte degli utenti, in 6 casi su 10, del valore che la cessione online dei loro dati assume per le compagnie assicurative. Consapevolezza che riguarda anche il grado di pervasività che il meccanismo di raccolta può raggiungere con la geo-localizzazione e l’accesso consentito a funzionalità quali rubrica, microfono e videocamera.

Gli utenti ne sono al corrente, tanto da considerare la loro disponibilità a cedere i dati una forma di pagamento equa a fronte di servizi online quali, ad esempio, il rilascio di un preventivo. Da qui la possibilità di personalizzazione delle proposte di polizze che avviene sia sulla base delle comunicazioni dettagliate da parte del cliente sia della loro integrazione con la presenza su web e social del medesimo cliente. Le ricadute sui processi interni sono evidenti e, dinanzi a nuovi competitor online sempre più agguerriti, sollecitano anzitutto un potenziamento dei contact center in ottica omnicanale: il consumatore, al centro delle dinamiche relazionali, chiede risposte esaustive ricorrendo a vari canali (telefono, chat, email, social network) in tutte le fasi della relazione con la compagnia, da quella iniziale di conversione all’acquisto fino all’eventuale liquidazione.

 

Le 3 criticità dei Big Data per le assicurazioni (e come risolverle)

L’avvento del Big Data management se, da una parte, offre alle assicurazioni una mole di informazioni tali da poter discriminare i clienti proprio in virtù di una maggiore conoscenza del loro indice di rischio, dall’altra pone i clienti in condizione di poter scegliere con più facilità tra aziende concorrenti. È una considerazione che deve guidare le compagnie a una valutazione che tenga conto della profilazione quale fattore non meramente tassonomico, ma anche per affinare la proposta, consapevoli del fatto che la scelta non è esercitata solo da loro, ma anche da parte di un cliente sempre più avveduto.

Sul versante della cyber security, la ricerca dell’AGCOM ha messo in rilievo le preoccupazioni di una quota degli intervistati circa l’utilizzo dei dati personali in maniera impropria. Implicitamente, quindi, c’è una domanda di sicurezza che investe le assicurazioni. Quelle, perciò, che riusciranno a dimostrare particolare cura nella gestione dei dati, assicurando loro inacessibilità e inviolabilità, potranno contare su una leva competitiva in più che troverà ampio apprezzamento in una vasta platea.

In merito alla posizione dominante di alcuni player che dispongono di maggiori fonti da cui estrarre e organizzare una pluralità di dati: questa circostanza va affrontata con partnership mirate. Le compagnie devono stringere alleanze con quei soggetti che, partendo dai database degli assicurati, ne aumentino il valore con sistemi data-driven evoluti e integrati con piattaforme esterne.

 

Big Data management, GDPR e nuove frontiere della protezione

C’è un settimo modo in cui il Big Data management sta trasformando il futuro delle assicurazioni e ha a che fare con l’ampliamento delle aree da difendere proprio a motivo della digital revolution. Da quanto evidenziato in precedenza, non si stanno modificando soltanto abitudini dei consumatori e modalità classiche di interazione delle assicurazioni con la loro platea di riferimento, ma anche gli ambiti tradizionali di protezione.

Si pensi, ad esempio, a uno dei due rami in cui solitamente viene suddiviso il comparto, cioè il ramo danni (l’altro è il ramo vita). La recente entrata in vigore del GDPR, la normativa europea che disciplina la privacy e il trattamento dei dati personali, prevede fra le altre cose che le aziende siano responsabili della tutela e dell’eventuale perdita dei dati appartenenti ai propri clienti anche quando siano affidati a un fornitore o a un partner esterno. Questo apre le porte a un nuovo tipo di polizza sul cyber risk.

La polizza, ovviamente, non esime l’assicurato dagli obblighi di mettere al riparo con ogni mezzo tecnologico adeguato server, database e infrastruttura IT da potenziali attacchi informatici, ma copre i danni nel caso in cui le misure non siano riuscite a impedire l’azione fraudolenta. La copertura garantirà così da contenziosi e possibili arresti di produzione, oltre a risarcire l’azienda per il concomitante incrinarsi della propria Brand reputation.

È una nuova frontiera nella quale le compagnie possono trovare uno spazio da protagoniste, facilitando i processi di digitalizzazione e minimizzandone i pericoli correlati.

 

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