Perché il settore banking non può fare a meno del Cloud Computing?

Cloud Computing e Banking si incontrano. Dopo l’avvento del digitale, il Cloud Computing è probabilmente la tecnologia che più di ogni altra ha rivoluzionato tutte le strutture aziendali, i processi produttivi e interi comparti industriali, anche molto diversi tra loro. Vogliamo concentrarci su un settore industriale specifico, fondamentale e strategico, che impatta sulle dinamiche macroeconomiche ma anche sulle vite di tutti noi: parliamo del settore bancario.

Partiamo da una domanda molto semplice: quanto è importante la tecnologia Cloud per il comparto banking? E, soprattutto, quanto lo sarà in futuro?

Rispondiamo con alcuni numeri, emersi da un’indagine condotta dal “The Economist”, una delle più note e importanti testate d’informazione economica.  Secondo questo sondaggio, ben il 74% degli esperti afferma che il Cloud sarà uno dei punti centrali del settore su cui concentrarsi nel corso dei prossimi 5 anni. Il 15%, invece, lo considera un fattore “solo” moderatamente importante.

Secondo uno studio di IDC (la prima società mondiale di ricerche di mercato nell’ambito IT) il comparto banking, nel suo complesso, è tra i primi tre settori produttivi che pianifica di investire più risorse finanziarie nei servizi di Cloud; parliamo di ben 20 miliardi di dollari, per il solo prossimo anno. Una cifra impressionante che, naturalmente, viene messa in campo perché si attendono ritorni e benefici ancora maggiori, e a più livelli.

Nel proseguo di questo articolo cercheremo di mettere a fuoco, appunto, gli impatti positivi che la tecnologia della “nuvola” ha (e, soprattutto, potrà avere) sui vari ambiti e processi del settore. Ci concentreremo su quattro nuclei in particolare: la riduzione dei costi, la flessibilità, la relazione con i clienti e la sicurezza.

 

Il punto di partenza: la riduzione dei costi

Come per tutti gli altri settori industriali, Cloud Computing significa innanzitutto risparmi mirati e intelligenti, e generale riduzione dei costi. Perché?

La risposta è molto semplice. Affidarsi a provider di servizi Cloud significa, in primis, non trovarsi costretti ad acquistare costosi sistemi di hardware e software, che occupano spazio, e poi tempo e denaro (con relativo personale specializzato) anche per la loro gestione ordinaria e manutenzione straordinaria.

Con la “nuvola” si passa dunque all’ottica on-demand e pay-per-use. Tradotto: un’enorme (e prima impensabile) potenza di calcolo e capacità di archiviazione, ad un costo contenuto, disponibile in tempi immediati secondo le esigenze. Senza poi la responsabilità di doversi occupare del funzionamento della struttura, degli “ingranaggi della macchina”: questo aspetto, infatti, è affidato esternamente al provider, che ha un livello di know-how, sul tema, impossibile da raggiungere con personale interno.

Non a caso, nel sondaggio del The Economist già ricordato sopra, circa il 60% degli interpellati cita la riduzione dei costi tra gli aspetti più decisivi del passaggio al cloud.   

 

L’importanza della flessibilità

Nel paragrafo precedente sottolineavamo come il Cloud, grazie all’approccio on-demand, permetta di ridurre sensibilmente i costi, incrementando contemporaneamente le prestazioni.

Ma non è tutto. Proprio grazie a questo approccio “su richiesta” ad aumentare esponenzialmente sono anche la flessibilità e la scalabilità.

È un aspetto davvero centrale, oggi più che mai, in un ecosistema che cambia a un ritmo rapidissimo, per via delle continue innovazioni tecnologiche. Innovazioni che, a loro volta, causano continue mutazioni nel mercato e nelle aspettative dei clienti. La necessità, assoluta, è quella di adattarsi rapidamente a questi cambiamenti; ed è impossibile farlo se si è legati ad infrastrutture “fisiche” e locali.

Questo punto è valido per tutti i tipi di Industry, ma per il settore bancario diventa ancor più decisivo.

Si pensi alla rapidità necessaria per mettere sul mercato nuovi prodotti e servizi, magari disegnati in base alla raccolta dei dati dei propri utenti (su questo punto torneremo nel prossimo paragrafo): con il Cloud, le risorse di IT necessarie vengono attivate, appunto, on-demand, senza investimenti eccessivi (e con enormi margini di spreco) sulle risorse IT.

Ci sono poi alcuni casi eccezionali, relativi a operazioni bancarie complesse che si verificano una tantum, o comunque molto raramente. Spesso, però, si tratta di situazioni molto delicate, in cui non ci si possono assolutamente permettere errori o malfunzionamenti: queste situazioni possono richiedere un’elevatissima potenza computazionale, concentrata in un breve lasso di tempo, per gestire picchi anomali di operazioni. 

Con il Cloud, questi scenari straordinari e di “emergenza” possono essere gestiti con scioltezza, senza sovrallocazioni di risorse IT, scalando la propria struttura anche in modo esponenziale, per poi contrarla – sempre in brevissimo tempo – per ritornare alla gestione ordinaria. Si comprende quanto tutto questo risulti davvero fondamentale.

 

Migliorare la relazione con i clienti, spingendosi fino alla personalizzazione

Quanto è importante la relazione con i propri clienti? E quanto è decisivo migliorare il dialogo con loro, migliorando la Customer Experience e prestando attenzione ai dipartimenti di CRM (Customer Relationship Management)?

Per rispondere a queste domande vi riportiamo alcuni dati, molto eloquenti.

Innanzitutto, secondo un sondaggio del 2017 condotto da Gartner, ben l’81% degli operatori di mercato, di tutti i settori, si aspetta che la Customer Experience sarà l’aspetto più importante su cui si giocheranno le principali sfide del futuro.

Ora spostiamoci nell’ambito specifico del settore banking: secondo McKinsey, migliorare la Customer Experience aumenta la probabilità che i clienti rinnovino i propri prodotti (o ne comprino altri) di una percentuale che va dal 30 al 50% (fonte).  Inutile girarci intorno; si comprende subito che stiamo parlando di qualcosa di molto importante.

Dunque, come migliorare il rapporto con i propri clienti?

Le risposte potrebbero essere moltissime, complesse e sfaccettate. Ma tutte ruotano intorno a un concetto chiave che, a ben vedere, è molto elementare: il modo più efficace per migliorare il rapporto con i propri clienti è conoscerli sempre più in profondità, dunque – in un certo senso – anticiparne i desideri e le esigenze, e dialogare con loro in maniera personalizzata. Farsi trovare nel posto giusto, nel momento giusto, con la giusta proposta.

Fino a poco tempo fa era impossibile applicare questo segreto antico quanto il commercio alle enormi platee di settori come quello bancario.

Ora non più, grazie alla Digital Transformation e all’analisi dei cosiddetti “Big Data”. Tutti noi, on-line e attraverso tutti i diversi dispositivi che utilizziamo quotidianamente, lasciamo delle “tracce digitali” che aiutano le company a capire “chi siamo”, quali sono le nostre caratteristiche, come “ci comportiamo” e come – tendenzialmente – ci comporteremo in futuro.

Analizzando in profondità queste tracce, le aziende possono dividere il loro pubblico in target sempre più specifici, da andare a colpire con azioni mirate e su misura. Naturalmente, tutto questo richiede un’altissima capacità di elaborazione, di archiviazione e di interpretazione dei dati: capacità che solo i sistemi di Cloud Computing possono garantire. Ci si può spingere oltre e arrivare fino alla personalizzazione: rivolgersi ad ogni persona in modo diverso e interattivo, in una perfetta ottica di dialogo one-to-one.

È quello che fa un’azienda specializzata in servizi di marketing e customer service personalizzato come Doxee

Per fare un esempio concreto: Doxee ha realizzato una campagna basata su video personalizzati per Poste Italiane (incentrata sul nuovo strumento del “Libretto Smart”), che in questo modo ha potuto comunicare con i propri clienti, in modalità omni-channel, con assoluta efficacia.  La narrazione di tutti i video, in particolare, si costruisce passo dopo passo, a seconda delle scelte dell’utente che, da fruitore passivo si trasforma in agente attivo (per approfondire si veda questo articolo).

 

La base di tutto: la sicurezza

Se il tema della sicurezza, dopo la Digital Transformation, è diventato di primaria importanza in tutti i settori industriali, a maggiore ragione lo è nel comparto bancario. Le ragioni sono chiare ed evidenti: si ha a che fare con ingenti somme di denaro, con i risparmi e le vite delle persone, con alcuni dati di una delicatezza assoluta.

Mettiamo subito una cosa in chiaro: i sistemi di Cloud Computing garantiscono il grado più alto di sicurezza; è certo, però, che la condizione necessaria è quella di appoggiarsi a provider solidi ed affidabili.

Ma perché un sistema in Cloud è più sicuro di uno in-house?

Innanzitutto, è una questione di budget: i provider di sistemi Cloud investono, nella grande maggioranza dei casi, un’enorme quantità di tempo e denaro per aggiornare costantemente e innalzare al massimo grado i loro sistemi di sicurezza. Difficilmente questo livello può essere raggiunto dai singoli istituti bancari e – in ogni caso – la spesa sarebbe enorme.

C’è poi un altro versante fondamentale: il settore banking, da diversi anni, sta abbandonando la vecchia struttura iper-centralizzata, rigida e chiusa. Questo soprattutto grazie alla trasformazione digitale. Pensate a tutte le applicazioni web e mobile, spesso su misura dell’utente. Pensate alla necessità di essere always-on, e in modalità omni-channel: tutto questo rende il sistema molto più vulnerabile alle minacce informatiche, che sono in continua evoluzione e sempre più raffinate.

Anche per questo, molto difficilmente un sistema di sicurezza locale può competere con i sistemi messi in pista dai fornitori di servizi Cloud, che sono in continuo e costante aggiornamento.