L’importante è la salute: quanto vale il digital healthcare in Italia

Scopriamo di più sul digital Healthcare in italia. Le innovazioni tecnologiche, siano esse digitali o “analogiche”, hanno cambiato rapidamente ogni ambito della nostra società. Se si passano in rassegna i vari compartimenti produttivi, infatti, ci si rende conto che l’evoluzione tecnica li ha toccati tutti, incidendo profondamente sulla loro conformazione. Ovviamente, i modi e i tempi sono stati diversi per ciascuno di essi, ma poco importa: nessuno è stato risparmiato.

È interessante notare una cosa: la trasformazione è stata ugualmente radicale sia che si parli di settori più “ordinari”, magari legati all’acquisto di beni, sia che si faccia riferimento a quelli relativi ad ambiti più “sensibili”, come la salute o la gestione delle proprie risorse finanziarie.

In questo senso, un esempio evidente è il settore sanitario o, ancora meglio, healthcare, che, più di tutti gli altri ambiti, sta mostrando cambiamenti rapidissimi ed evidentissimi, ma che soprattutto si trova ad avere davanti a sé delle prospettive di crescita e trasformazione impressionanti.

 

Dall’healthcare all’e-healthcare – il digital healthcare

Tradizionalmente, in quanto ambito di sperimentazione scientifica per eccellenza, l’ambito medico ha sempre conosciuto momenti di grande crescita legati spesso all’accrescimento delle conoscenze e, dunque, al miglioramento delle capacità tecniche. Tuttavia, la trasformazione di questi anni ha qualcosa di inedito rispetto al passato, dal momento che non solo ha reso più efficienti ed efficaci i servizi medico-sanitari, ma ha cambiato il modo stesso di intendere l’intero comparto healthcare, che ha iniziato a sfruttare strumenti e presidiare canali fino ad ora inediti (come, ad esempio, tablet e smartphone).

In sostanza, anche il settore healthcare si è digitalizzato e, infatti, non sorprende che ormai da diverso tempo si sia cominciato a parlare di eHealth. Ma cosa significa esattamente questa espressione?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con eHealth si intende l’uso della tecnologia per migliorare la salute e il benessere umano e per potenziare i servizi del sistema sanitario nazionale. Sempre tale organizzazione, nel riconoscerne l’esistenza, ha anche sottolineato il potenziale di questo ambito in termini di rafforzamento dei sistemi sanitari e di miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’accesso a molte tipologie di cure.

Proprio per questa ragione, nel contesto della 58ª Assemblea mondiale della sanità, l’OMS ha incoraggiato tutti i suoi membri ad adottare innovazioni e tecnologie eHealth.

Ad ulteriore dimostrazione della rilevanza acquisita di questo settore, anche l’Unione Europea ha dato una propria definizione di eHealth (in questo caso chiamato Digital Health and Care), come quell’insieme di strumenti e servizi che sfruttano le tecnologie informatiche e di telecomunicazione per migliorare la prevenzione, la diagnosi e le terapie delle patologie, oltre al monitoraggio e alla gestione della salute e degli stili di vita.

Per assicurare una migliore diffusione di questi servizi e garantire un livello omogeneo di eHealth in tutti i Paesi dell’Unione, è stata anche emanata la Direttiva n 24 del 2011 la quale riconosce ufficialmente un eHealth Network, ovvero una rete di autorità nazionali operanti nell’ambito del settore digital health and care.

In questo modo, almeno in teoria, è diventato più facile per i Paesi membri accelerare e cooperare tra loro al fine di estendere il più possibile la digitalizzazione del settore medico-sanitario.

 

La situazione in Italia

Oltre alle organizzazioni internazionali e all’Unione Europea, anche l’Italia ha riconosciuto l’eHealth, che è stato tradotto con “sanità in rete” in modo forse improprio, dal momento che una delle caratteristiche specifiche del digital healthcare è quella di evolvere i servizi di cura e prevenzione andando oltre al settore sanitario strettamente inteso.

Al netto di questa considerazione, ciò che importa è che anche il Ministro della Salute italiano ha recepito tale tendenza internazionale definendo all’interno del suo portale l’eHealth come l’utilizzo di strumenti basati sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per sostenere e promuovere la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e il monitoraggio delle malattie e la gestione della salute e dello stile di vita”.

Tali riconoscimenti ufficiali hanno fatto sì che anche nel nostro Paese, negli ultimi anni, si iniziasse a lavorare in modo da garantire la diffusione di alcuni dei servizi healthcare digitali, inseriti nel contesto di un più ampio progetto di digitalizzazione di tutta l’Amministrazione Pubblica.

Tra i progetti principali che sono stati portati avanti è importante ricordare:

  1. L’istituzione del Centro Unico di Prenotazione, anche noto come CUP;
  2. La creazione del Fascicolo Sanitario Elettronico;
  3. La sperimentazione e l’implementazione dei Certificati Telematici di malattia;
  4. L’attivazione della ricetta elettronica, ovvero la cosiddetta ePrescription;
  5. Infine, l’applicazione, in alcuni casi, della Telemedicina.

Questo breve elenco dimostra come il territorio sia fertile in termini di prospettive di sviluppo e di possibili innovazioni rilevanti per i pazienti da una parte, ma, a ben vedere, anche per gli investitori.

 

 

I numeri di un nuovo settore

Quando si parla di eHealth, o di digital health and care, bisogna, infatti tener presente che esso rappresenta – tra le tante cose – anche un settore molto appetibile in termini di interessi economici. Lo dimostrano i dati, che raccontano di una crescita impressionante.

Il 2018 è stato senza dubbio l’anno del boom della digital healthcare con ben 18 miliardi di dollari investiti nelle start-up legate al mondo dell’eHealth, cifra questa che ha segnato una crescita del 56% del valore totale del comparto rispetto anche solo all’anno precedente. A questo si aggiunge, allargando la lente di osservazione, che mediamente negli ultimi cinque anni sono stati raccolti dai fondi di venture capital ben 45 miliardi di dollari. Ad un ritmo del genere, ci si aspetta che nel 2024, cioè tra altri cinque anni, il valore globale del mercato possa raggiungere la cifra formidabile di 400 miliardi di dollari.

Spiegare i motivi di tale crescita impressionante non è facile, pertanto ci concentreremo su tre dei fattori principali, utili per restituire una visione d’insieme del fenomeno.

 

I 3 principali fattori di crescita

Uno di questi è certamente la disponibilità sul mercato di tecnologie sempre più efficienti e sofisticate, che aprono la strada a soluzioni innovative applicabili nei più svariati campi medico-sanitari.

In secondo luogo, a giocare un ruolo fondamentale è il progressivo invecchiamento della popolazione, che si collega, soprattutto nei Paesi più sviluppati, ad una spesa sanitaria sempre maggiore e alla lunga insostenibile – abbiamo affrontato questo tema già in un nostro precedente articolo, che potete leggere qui.

Un terzo aspetto, forse il più evidente in termini di rilevanza economica, è la nascita e la crescita di una grande quantità di start-up dal forte impianto digitale che si dedicano ad uno qualsiasi degli ambiti ricompresi sotto la categoria eHealth.

Quest’ultima evidenza è supportata da un report, “The European Healthcare Startup Ecosystem”, realizzato dal fondo di venture capital Nina Capital, specializzato in investimenti proprio nel settore health tech. In tale report viene sostanzialmente fornita la fotografia del panorama europeo in materia di acceleratori di start-up, dalla quale risulta che sono ben 162 quelli che accettano e riconoscono start-up dedicate al settore healthcare. In particolare, i Paesi più importanti da questo punto di vista sono la Gran Bretagna, con 20 acceleratori, la Germania, con 17, la Spagna, con 16 e l’Italia con 15.

Questo ci fornisce indirettamente un dato: che le start-up dedicate alla digital health sono diventate ormai una realtà economica con cui ormai è inevitabile fare i conti.

Da questo punto di vista, il 2019 ha confermato i trend relativi ai finanziamenti degli anni passati: sono, infatti, stati raccolti circa 10 miliardi di dollari di investimenti a favore del mondo delle startup innovative operanti nel settore medico-sanitario.

Scendendo più nello specifico, i maggiori investimenti sono stati raccolti:

  1. Nella fornitura di servizi per la gestione degli utenti;
  2. Nello sviluppo di strumenti per la personalizzazione della salute dell’individuo;
  3. Nella raccolta e gestione di Big Data e Analytics nel settore medtech;
  4. Nella realizzazione di dispositivi medicali;
  5. In generale nel ambito wellness.

 

Il digital healthcare in Italia

Sicuramente il settore del digital healthcare è strategico per il nostro Paese, se non altro perché siamo uno dei Paesi demograficamente più vecchi e quindi avremo bisogno di strumenti sempre più avanzati e tecnologicamente efficienti per far fronte a questa “emergenza”. Per questo, ci si aspetterebbero notevoli investimenti, sia pubblici che privati, finalizzati allo sviluppo e alla ricerca. Purtroppo non è così, anche se ci sono premesse incoraggianti per una maggior crescita del settore in futuro.

Partiamo a descrivere il contesto attuale da un numero: 1,722 miliardi di euro, che è l’ammontare della spesa complessiva in Italia per la sanità digitale nel corso del 2018. In assoluto il dato è positivo, poiché fa segnare un aumento del 4,2% rispetto al 2017. Nonostante questo, siamo ben lontani dal poter parlare di una crescita solida e costante, dal momento che la spesa di innovazione pro capite nello scorso anno è stata poco più di 28 euro su 2.500 euro di spesa totale.

Questo è dovuto anche al fatto che gli investimenti per la digitalizzazione dell’ambito sanitario sono ancora limitati, in quanto provenienti per la maggior parte dalle strutture sanitarie, per un totale di 890 milioni di euro nel 2018, poi dalle Regioni e, infine, dal Ministero della Salute.

Anche per quanto riguarda il segmento delle start-up che si dedicano all’ambito ehealth, i risultati non sono all’altezza di altre realtà statunitensi od europee, ma comunque permettono di nutrire un certo ottimismo.

Sebbene, infatti, non sia possibile sapere quante siano attualmente le start-up nel campo della sanità digitale, stando a quanto riportato da Assobiomedica, solo nel settore dei dispositivi medici se ne contano almeno 324 – dato risalente al 4 aprile 2018. Di queste, il 43% sono degli “spin-off” della ricerca pubblica, circa il 20% rappresentano invece “spin-off” aziendali e, infine, il 30% sono incubate in parchi scientifici e tecnologici. Scendendo ancora più nello specifico, risulta che tali startup si occupano principalmente di biotecnologie (31%), ICT (31%), materiali avanzati (9%), nanotecnologie (6%) e robotica (6%).

Inoltre, è bene ricordare che anche nel nostro Paese, nel recente passato, sono state realizzate delle operazioni di una certa rilevanza, come, ad esempio, la raccolta di investimenti per quasi 17 milioni di euro avvenuta in due anni da parte di Geneta Science, una start-up di biotech fondata in collaborazione con il San Raffaele. Accanto a questa, ci sono state anche altre operazioni di importo minore (compreso tra 500 mila euro e 3,3 milioni di euro da parte di venture capital italiani), ma che comunque appaiono essere sufficientemente rilevanti per far ritenere il contesto italiano sulla buona strada per sviluppare un adeguato comparto di digital healthcare.

 

I pazienti 4.0

Per completare il quadro della situazione italiana occorre sottolineare un aspetto interessante che riguarda non tanto i prestatori di servizi, quanto coloro che devono beneficiare di questi servizi, ovvero tutti i cittadini.

Inaspettatamente, gli italiani appaiono molto favorevoli all’eHealth e, in generale, all’incontro ravvicinato di uomo e macchina per la tutela della propria salute. Lo dimostra il fatto che, ad esempio, nel 2017 su un totale di 43 milioni di utenti attivi, il 32% ha utilizzato i servizi digitali per raccogliere informazioni sulle strutture sanitarie, mentre il 22% li ha usati per prenotare servizi di check-up e il 18%, infine, se ne è servito per controllare i referti medici o per ricevere dei promemoria sulle visite mediche precedentemente prenotate.

Poi, recentemente in Italia è emerso un nuovo trend, ovvero che sempre più medici utilizzano Whatsapp per comunicare con i propri pazienti. In particolare, secondo quanto risulta da uno studio realizzato dall’Osservatorio sull’Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, su 229 medici operanti nei reparti di Medicina Interna il 42% utilizza la nota app di messaggistica per mettersi in contatto con i propri pazienti e rispondere a loro eventuali dubbi e domande.

Le soluzioni digitali vengono sfruttate dai medici anche quando occorre consultare immagini o referti (per il 76%), o per gestire tutte le informazioni relative ad un paziente (47%) o per stilare il proprio diario medico (27%).

Questo dimostra come anche in Italia i tempi siano maturi per una compiuta svolta digitale dell’intero comparto healthcare, cosa che sarebbe anche auspicabile visti gli importanti benefici che questo comporterebbe. Tuttavia, non bisogna dimenticare una cosa: la digitalizzazione dei servizi relativi alla salute non può prescindere dallo sviluppo di tecnologie sofisticate capaci di contrastare gli attacchi hacker.

Se, infatti, l’eHealth dà accesso a servizi più comodi ed efficienti, dall’altro lato richiede un’elevata condivisione di dati e informazioni assolutamente private.

Una delle sfide dei prossimi anni, dunque, sarà non tanto convincere gli utenti delle potenzialità del connubio salute-macchina, ma garantire una tutela della salute che vada al pari con la tutela della privacy, in un attento bilanciamento di procedure e responsabilità che protegga i dati personali dei pazienti senza snaturare il funzionamento fluido ed agile delle soluzioni digitali.