Digital Healthcare: i tanti volti dell’eHealth

Si fa presto a dire digital healthcare. Questa espressione, infatti, sottende tanti aspetti di una trasformazione digitale che ha cambiato tutto del settore medico-sanitario, dai comportamenti del paziente, al modo di raccogliere e monitorare i parametri vitali fino ai procedimenti di diagnosi. Il tutto all’insegna della cooperazione tra uomo e “macchina”.

Si è già avuto modo, all’interno di altri articoli relativi al tema, di parlare di alcune tendenze globali particolarmente rilevanti in tema di salute. In particolare, si è sottolineato il costante aumento dell’età media in tutti i Paesi, sia in quelli sviluppati che in quelli in via di sviluppo, e il cronicizzarsi di alcune patologie legate all’età, due fattori che insieme hanno già portato e porteranno ancora di più in futuro ad un aumento generalizzato della spesa pubblica da parte di tutti i governi.

È ormai chiaro che i sistemi di cura e prevenzione tradizionali non sono più sufficienti, poiché non sono più in grado di fare fronte a tutte le richieste dei cittadini in modo efficiente. Per tale ragione, è diventato strategico per tutti i Paesi sviluppare soluzioni alternative, proprio come l’eHealth o Digital Healthcare.

 

Cos’è l’eHealth

Prima di analizzare più a fondo il fenomeno, vale la pena fornire una definizione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’eHealth come l’utilizzo della tecnologia (digitale e non) per migliorare la salute e il benessere umano e per potenziare i servizi del sistema sanitario nazionale.

Il termine, in realtà, non è propriamente recente. Esso risale agli anni ’90 quando il prefisso e- veniva utilizzato per indicare tutti quegli ambiti “contaminati” dalla rivoluzione tecnologica e digitale di quegli anni. Del resto, è proprio nel 1999 che in ambito accademico si fa largo l’idea che la nascita e lo sviluppo di Internet avrebbe radicalmente modificato l’organizzazione e l’accesso ai servizi di prevenzione e cura della salute. In particolare, proprio nel corso del VII Congresso della Telemedicina a Londra venne sottolineato come non solo l’utilizzo di Internet, ma in generale di tutte le tecnologie dell’informazione e delle telecomunicazioni sarebbero diventate strumenti chiave per migliorare l’efficienza e l’efficacia di qualunque sistema sanitario.

L’eHealth o Digital Healthcare, dunque, è una realtà già conosciuta da tempo, ma ciò non toglie che solo recentemente tale comparto abbia mostrato una crescita davvero eccezionale, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista delle soluzioni offerte ai pazienti. Se, infatti, si analizza l’intero comparto, ci si rende presto conto che in questi anni sono state sviluppate una serie di tecnologie e di servizi innovativi che prima non esistevano e che hanno allargato notevolmente ciò che si può definire digital healthcare.

In sostanza, sotto un’unica parola e un’unica definizione, sono raccolti tanti settori diversi di mercato, tanti concetti diversi di salute e prevenzione, nonché tante tecnologie, servizi e prodotti diversi, che rispondono a necessità e bisogni specifici.

Questo rende la digital healthcare un comparto piuttosto variegate e diversificato, con tante “anime” al suo interno. Vediamo, dunque, quali sono le principali.

 

La Digital Healthcare come nuovo approccio alla salute

In senso più generale, si può dire che il digitale nel settore medico-sanitario rappresenti in qualche modo l’abilitatore di una nuova relazione, più moderna ed efficace, tra paziente e istituzioni sanitarie”.

Il rapporto medico-paziente si sta infatti trasformando, adattandosi alle nuove grammatiche comportamentali imposte dalle tecnologie digitali. Da un lato, si assiste sempre di più ad una disintermediazione della relazione, tale per cui il paziente si rivolge direttamente al medico, senza bisogno di passare per procedure burocratiche o sale d’attesa.

È quello che sta accadendo, ad esempio, in Italia, in cui sempre più spesso medici e specialisti utilizzano Whatsapp per mettersi in contatto con i propri pazienti e viceversa, almeno secondo quanto riportato da uno studio realizzato dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano.

Dall’altro lato, la digitalizzazione del comparto medico-sanitario tende, in alcuni casi, ad una maggior dematerializzazione del medesimo rapporto, eliminando la necessità di dover essere fisicamente presenti durante una visita e aprendo la possibilità di prestare servizi sanitari da remoto.

Un esempio di quanto detto arriva dal Regno Unito. Nel 2019 il governo britannico ha dato il via ad un importante disegno di riforma del servizio sanitario che, tra le varie misure, ha previsto anche che buona parte delle visite mediche avvengano tramite video-telefonate con l’utilizzo di piattaforme internet, come Skype.

Dietro questa decisione abbastanza sorprendente ci sono due obiettivi molto precisi e coerenti. Il primo è quello di risparmiare fondi e risorse economiche impiegate nell’offrire servizi di assistenza healthcare “fisica”, avendo previsto di svolgere almeno 30 milioni di visite mediche all’anno – ovvero un terzo del totale che viene svolto in tutto il Paese – attraverso Skype, smartphone e altre tecnologie. Il secondo obiettivo è, invece, quello di fornire un servizio più comodo ed efficiente per gli utenti, che non sono più costretti a recarsi in ambulatorio o fare anticamera prima di ottenere un consulto da uno specialista.
 

Se digitalizzi la salute, digitalizzi i pazienti

Sebbene svolgere una visita medica via Skype può essere percepito come una stranezza, occorre notare che misure di questo tipo, in generale, non sono recepite negativamente dai pazienti. Al contrario, essi hanno mostrato di essere piuttosto recettivi a cambiamenti che rendano più digitale i servizi relativi alla prevenzione e la cura della salute.

Un’altra “anima” del termine eHealth o della Digital Healthcare, anche qui parlando in senso lato, è infatti quella che riguarda la digitalizzazione del paziente.

Dire, infatti, che anche il settore healthcare, al pari di tutti gli altri, ha subito una trasformazione digitale diventando digital healthcare, significa anche sottendere che i comportamenti degli utenti del servizio sanitario sono cambiati, adattandosi a dei servizi sempre più spiccatamente digitali.

Ad esempio, secondo quanto è stato stimato dal Censis, nel 2017 l’88% degli italiani utilizza Google per realizzare delle autodiagnosi – in particolare, più della metà sono giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Questo, ovviamente, è pericoloso, perché mette le persone a rischio fake-news, provocando allarmismi e spingendo gli utenti ad adottare comportamenti inutili o addirittura dannosi. D’altro canto, però, tale comportamento è segnale anche di qualcos’altro, ovvero che internet ha aperto un canale di comunicazione verso informazioni che prima si poteva avere solamente consultando un esperto.

In questo senso, i medici devono fare i conti con la digitalizzazione, non necessariamente demonizzandola, ma sfruttandola e vigilando sui contenuti che vengono diffusi in rete così da stimolare in modo coerente con i nuovi canali digitali l’incontro tra paziente ed autorità sanitaria.

Una cosa del genere è stata fatta dall’Istituto nazionale dei tumori di Milano, sottoscrivendo il decalogo Unamsi dei giornalisti scientifici contro le fake-news e realizzando una serie di iniziative, blog e consulenze gratuite sui social.

La digitalizzazione del paziente non si limita all’uso di Google, ovviamente. Gli italiani, infatti, appaiono molto fiduciosi anche quando si parla di sanità digitale tout court.

Secondo quanto emerso da una recente ricerca dell’Osservatorio di Reale Mutua dedicata al welfare, gli italiani, in generale, sono convinti che le innovazioni digitali siano un valido alleato al proprio benessere e pertanto si dichiarano propensi ad utilizzarle per la propria salute e benessere. In particolare, tra i servizi ritenuti più utili, al primo posto c’è la possibilità di prenotare esami e visite specialistiche online (59%). Al secondo posto, con una percentuale del 48%, c’è la possibilità di consultare referti medici e altri documenti clinici con il pc o lo smartphone e quella di comunicare con i medici. Il 47% ha poi risposto la telemedicina, considerata un valido supporto soprattutto in caso di familiari non autosufficienti.

 

La salute al tempo delle app

In generale, il monitoraggio di un paziente è un tema centrale per l’intero sistema sanitario e la digital health and care ha “risposto a suo modo”, sviluppando una serie di soluzioni che prendono il nome di Health Internet of Thing o più semplicemente Health IoT.

Quando, infatti, si parla della macro-categoria eHealth o Digital Healthcare bisogna ricomprendere al suo interno anche tutte quelle innovazioni digitali o quegli specifici dispositivi che permettono di monitorare la salute dei pazienti, attraverso la rilevazione di bio-segnali e bio-immagini, nelle più diverse situazioni.

Una di queste situazione è quella per cui le rilevazioni devono essere fatte da remoto. Esistono, per questo, alcuni specifici medical devices o particolari applicazioni per smartphone e tablet che consentono ai medici di controllare lo stato di salute di un paziente senza dover essere necessariamente presenti e che rientrano nella categoria mobile Health.

Questi dispositivi hanno il vantaggio di permettere la raccolta di un ammontare impressionante di dati e informazioni e di mettere il paziente in una posizione proattiva rispetto alla gestione della propria salute. Forse è per questo ultimo aspetto che nel giro di poco tempo il numero di applicazioni per smartphone dedicate alla salute è aumentato a dismisura. Si pensi che solo nel mercato inglese ce ne sono circa 165mila: si va da quelle che semplicemente conteggiano le calorie fino a quelle che monitorano il battito cardiaco e misurano i livelli di glucosio nel sangue.

Tutte queste applicazioni insieme rappresentano un nuovo business per le aziende elettromedicali il cui valore si aggira attorno ai 6,9 miliardi.
 

La salute che si indossa

Grazie alle tecnologie sopradescritte, l’eHealth, in qualche modo è riuscita ad “entrare dentro” ai nostri smartphone trasformandoli letteralmente in veri e propri dispositivi medici, ma, ovviamente, la digitalizzazione dell’healthcare non si è fermata qui.

In parallelo alle soluzioni di mobile Health, sono stati, infatti, sviluppati in questi anni anche dei dispositivi “indossabili”, come bracciali od orologi, che permettono di monitorare il proprio stato di salute. Anch’essi sono un’ulteriore manifestazione dell’eHealth – ancora più precisamente dell’Health IoT – e sicuramente una di quelle con il maggior successo.

Più di un italiano su due li considera un valido supporto per il proprio benessere e si dichiara propenso ad utilizzarli, ad esempio, per monitorare i propri parametri vitali e fisici, in ottica di prevenzione, o come stimolo per svolgere un’attività fisica corretta o ancora per ricordarsi di seguire determinate terapie e assumere farmaci.

Questa buona opinione nei confronti di tale tecnologia Health IoT, che non si limita solo all’Italia, ha un diretto riflesso anche economico.

Il settore dei dispositivi health wearable, infatti, è in crescita costante. È stato calcolato che attualmente ci sono circa 60 milioni di dispositivi in circolazione solo per il monitoraggio dell’attività sportiva, per un valore di circa 3,8 miliardi di dollari, ma il numero dovrebbe ancora crescere: si stima che entro il 2020 si raggiungeranno le 187 milioni di unità per un totale di 6 miliardi di dollari.

Anche questo trend di mercato apre delle conseguenze interessanti in ambito sanitario, come, ad esempio, il fatto di poter raccogliere, registrare ed analizzare in ogni momento dati che prima non erano disponibili e di aver reso questi dati accessibili in qualsiasi momento il team medico ne abbia  bisogno.
 

Una miglior tecnologia per una miglior diagnosi

Un’ulteriore applicazione in cui si articola l’eHealth è quell’insieme di tecnologie che permettono di svolgere diagnosi più accurate e precise in poco tempo. Questo può avvenire, ad esempio, sfruttando le opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale.

È il caso di Watson, il super-computer sviluppato da IBM ed applicato all’ambito sanitario, in particolare per la diagnosi dei tumori. Quando è stato presentato all’interno di uno studio pubblicato su Neurology Genetics, questo super-sotware ha fornito una “prestazione muscolare”, riuscendo a trovare in 10 minuti una possibile terapia per un tumore celebrare. Il dato, già di per sé impressionante, lo è ancora di più se si considera che ad un team di esperti ci sono volute 160 ore.

Il punto forte di Watson, ma di tutte le IA in generale è quella di riuscire ad accedere in modo rapidissimo ad una quantità sterminata di dati, spesso in modo simultaneo, riuscendo così a diminuire i tempi necessari ad avere una risposta diagnostica.

Farà piacere sapere che anche in Italia si sta lavorando per la realizzazione di qualcosa di simile, ovvero di un dispositivo medico innovativo a basso costo per realizzare diagnosi precise, rapide e precoci dei tumori, sfruttando l’analisi del sangue o delle urine. Il progetto si chiama Adviser, è finanziato dalla Regione Lazio e si baserà sullo sviluppo di un’apparecchiatura che “avrà un sistema informatico intelligente che analizzerà e interpreterà i dati biologici in modo del tutto automatizzato e, contemporaneamente, permetterà di ‘auto-apprendere’ per eseguire diagnosi tumorali sempre più precoci”.

 

Sebbene la lista di applicazioni tecnologiche eHealth non finisca qui, appare chiaro da quanto esposto che ormai la macchina diventerà parte integrante e sempre più irrinunciabile dei servizi rivolti alla salute dei cittadini. Questo significa che i servizi medico-sanitari così come li conosciamo sono destinati a cambiare, adattandosi alle nuove tecnologie e alle soluzioni messe a disposizioni dall’avanzamento tecnico e digitale.

Tuttavia, non bisogna illudersi che la macchina possa sostituire perfettamente l’uomo. Ci sono aspetti dell’healthcare, relativi soprattutto al trattamento del paziente, a cui una tecnologia digitale non può fare fronte. Per questo, è importante che uomo e macchina siano “capaci” di collaborare.

Se realizzata correttamente, tale collaborazione dovrebbe permettere di unire le insostituibili qualità dell’uno e dell’altra, offrendo un servizio di prevenzione e cura della salute preciso ed efficiente come un computer ma sempre ed irrimediabilmente a misura di uomo.