Il settore telco tra crisi ed opportunità

Il settore telco è uno degli ambiti più sensibili alla trasformazione digitale. Nonostante questo, la digitalizzazione sembra aver messo in difficoltà questo mercato più degli altri. Com’è possibile? La risposta non è così semplice, eppure è proprio tra le cause di questa crisi che si possono trovare i giusti spunti da cui ripartire.

Il settore delle telecomunicazioni, abbreviato in TLC, è certamente uno dei comparti di mercato più coinvolti dalla trasformazione digitale, in cui tale trasformazione ha mostrato maggiormente i suoi effetti. Buona parte delle innovazioni digitali e delle soluzioni applicate agli altri settori sono, infatti, state prima “sperimentate” proprio all’interno del settore TLC. Questo è tanto vero, al punto che i contorni di questo ambito sono andati via via ad allargarsi, così che tale settore si “fondesse” con quelli contigui.

Per fare un po’ di chiarezza e capire quali sono la situazione e le caratteristiche di tale settore, occorre partire da una domanda: quando si parla di settore telco, a cosa ci si riferisce?

Con il termine telecomunicazioni si intende: “l’insieme delle tecniche e dei procedimenti per la comunicazione a distanza di suoni (voce, musica), immagini, testi ecc., ai quali oggi ci si riferisce come segnali, quantità variabili nel tempo e di natura elettromagnetica, acustica o altra ancora, ormai quasi sempre rappresentati in forma numerica (o, più diffusamente, digitale)”.

Di base, dunque, la telecomunicazione è una attività di trasmissione a lunga distanza di messaggi tra due o più soggetti attraverso dei dispositivi elettronici che sfruttano un canale fisico di comunicazione. In generale, le tecnologie inerenti alla telecomunicazione possono essere divise in due gruppi: le tecnologie dell’informazione e quelle dell’informazione e della comunicazione, ICT secondo acronimo.

Con la prima espressione ci si riferisce all’utilizzo di elaboratori e di altre attrezzature di telecomunicazione per memorizzare, recuperare, trasmettere e manipolare dati nel contesto di un’attività commerciale o economica in generale. Con la seconda espressione, invece, si intende l’insieme di metodi e tecniche finalizzati alla trasmissione, ricezione ed elaborazione di dati e informazioni.

Proprio lo sviluppo di queste tecnologie è alla base della cosiddetta terza rivoluzione industriale, che ha portato alla nascita della società dell’informazione, avvenuta anche grazie alla diffusione di mezzi di comunicazione di massa come il telefono, la radio e la televisione. Non è un caso, infatti, che molti vedano una stretta correlazione tra la presenza di una buona infrastruttura di telecomunicazione e un alto livello di sviluppo socioeconomico di un Paese, sia in termini microeconomici che macroeconomici.

La rilevanza del settore telco è anche legata al fatto che, come si è già detto, con il passare del tempo, le tecnologie e le soluzioni ricomprese in questo settore stanno costantemente aumentando.

Diventa sempre più labile, ad esempio, la distinzione tra la telecomunicazione pura e la programmazione o l’ingegneria informatica, anche perché gli applicativi sviluppati per l’uno sfruttano i canali e le infrastrutture dell’altra o, viceversa, il funzionamento di determinate architetture digitali incide sullo sviluppo di determinati canali fisici.

Si può ipotizzare addirittura che in futuro il contesto produttivo delle telecomunicazioni non sarà nettamente delineabile ma apparirà, al contrario, sempre più fluido e senza contorni, andando a ricomprendere anche la televisione, le risorse energetiche, i servizi di sicurezza e di sorveglianza, tutto il comparto della sensoristica, il monitoraggio e le informazioni sul traffico, la geolocalizzazione, la gestione e l’organizzazione delle cosiddette smart city. Questo anche grazie al fatto che nel nostro Paese – e non solo – c’è la tendenza di passare da un modello in cui le singole sinergie avvengono in maniera verticale, nel contesto delle singole filiere di distribuzione, ad un modello che prevede la condivisione orizzontale delle infrastrutture, “riunendo” in questo modo le telecomunicazioni, l’energia, il riscaldamento o la cogenerazione energetica, il gas, l’acqua e tanto altro. In altre parole, il settore uscirà dal proprio “campo di interesse ristretto” creando delle combinazioni produttive rilevanti che dovrebbero non solo migliorare la crescita economica del Paese, ma fornire delle prospettive di investimento molto interessanti.

In ogni caso, alle aziende che attualmente si muovono nel mercato verrà richiesto di “cambiare pelle” e di imparare ad adattarsi alle nuove richieste e condizioni di mercato. In parte questa cosa sta già avvenendo, anche se in modo molto graduale. Con il passare del tempo, infatti, si sta assistendo ad una virata notevole da parte delle aziende del settore telco, le quali stanno modificando il loro approccio al business, dovendo decidere se trasformarsi in società di infrastrutture pure o, comunque, in imprese monoservizio, oppure rimanere delle società di semplice prestazione di servizi.

Tutto questo, a fronte di un nuovo tipo di domanda da parte dei consumatori che, in questo momento, premia decisamente modelli di business più ibridi e integrati. Forse è proprio questa una delle trasformazioni più evidenti favorite dalla digitalizzazione del settore.

 

 

La competizione cambia le competenze

Se è vero che la trasformazione digitale ha cambiato le telecomunicazioni, anche solo perché ha fornito strumenti di comunicazione inediti fino poco tempo fa, tuttavia ad aver dato un vero e proprio scossone al settore è stata la maggior competizione resa possibile dalla digitalizzazione. Il settore teleco, infatti, ha tre caratteristiche molto specifiche:

  1. presenta al suo interno pochi player, di grandi dimensioni;
  2. la nascita e l’affermazione sul mercato di nuove aziende è molto lento;
  3. la sparizione dei player presenti è graduale, che spesso tendono a fondersi tra di loro o a trasformare il loro core business per sopravvivere.

Per questo, si può dire che come segmento di mercato, quello TLC sia poco elastico e con delle importanti barriere all’ingresso, rappresentate soprattutto dal costo delle infrastrutture e dal know how difficile da generare. Tale settore, dunque, appare piuttosto conservativo e lo dimostra il fatto che l’avvento della telefonia mobile di fatto non ha modificato in maniera così incisiva il modello di business seguito dalle principali aziende Telco.

Anche perché, fino all’avvento di Internet e alla sua diffusione nel mercato di massa le aziende di telecomunicazioni si limitavano ad offrire prestazioni legate alla connettività che consistevano in servizi voce per la clientela consumer e in servizi voce e trasmissione dati per la clientela business.

È stato solo con l’arrivo degli OTT che il settore ha subito un vero e proprio terremoto e l’identità degli operatori di telecomunicazione è cambiata, accentuandosi il loro ruolo di fornitori di infrastrutture a discapito del business di fornitura di servizi.

 

 

Nuovi player per un settore in trasformazione 

Ma cosa sono questi OTT che hanno rivoluzionato un settore così statico?

Con il termine OTT, acronimo di Over The Top, si intendono tutte quelle media company che forniscono contenuti e servizi digitali attraverso internet senza passare da sistemi di distribuzione tradizionali.

L’esempio più immediato che viene in mente è Netflix, anche se non è l’unico. Per essere un OTT è indifferente, infatti, ciò che si consegna; ciò che conta è solo la modalità di trasmissione dei contenuti. Netflix è una tecnologia OTT per il settore televisivo, mentre se si passa alla messaggistica, sono applicazioni OTT Whatsapp e Telegram, dal momento che permettono il trasferimento di dati pur non essendo operatori telefonici proprietari di una linea.

Allo stesso modo, Skype e Viber sono servizi voce OTT, poiché danno la possibilità agli utenti di effettuare chiamate voce usando solamente una connessione dati o un WiFi.

In generale, quindi, ciò che conta per essere considerati OTT è il fatto di non possedere facility o reti dedicate per la trasmissione dei propri contenuti, ma di avere a disposizione una tecnologia capace di operare “sopra le reti”, affidandosi ai cosiddetti content delivery network. Del resto, è la stessa l’AGCOM, nel suo studio sulla TV di nuova generazione, ad aver definito OTT come la distribuzione di «contenuti […] web based, tramite connessione a banda larga su reti aperte, accessibili attraverso una molteplicità di device».

Ma che tipo di rivoluzione hanno portato questi soggetti?

Per prima, cosa hanno svincolato l’idea di fornitura di servizi dall’idea di proprietà della infrastruttura.

In secondo luogo, hanno “rivoluzionato” l’idea di business di riferimento. Il focus principale non è più rivolto ai ricavi, bensì al livello di adozione. L’obiettivo principale di questi soggetti, infatti, è la costruzione di un’applicazione con un’interfaccia user friendly, che si appoggi per il suo funzionamento alle infrastrutture delle Telco locali in modalità gratuita, così da attirare più utenti possibile. Proprio per garantirsi un alto numero di iscritti, gli OTT generalmente forniscono i propri servizi in modalità free, che passa ad un modello freemium solo in un secondo momento.

In aggiunta a questo, sempre con lo stesso scopo, gli OTT sviluppano in modalità gratuita delle applicazioni capaci di offrire servizi equivalenti, o anche più flessibili, a quelli che altri player offrono a pagamento. Una volta poi che è stato raggiunto un numero di iscritti sufficiente, la media company trasferisce la proprietà ad aziende che sono disposte a pagare per la capacità di accrescere la conoscenza dei clienti.

Un modello di sviluppo del genere inevitabilmente non poteva che mettere in crisi il modello di business ben più conservativo tipico delle aziende tradizionali del settore telco, che, infatti, ha accusato in questi anni il colpo.

 

 

Un nuovo volto del settore telco

Alle sollecitazioni di mercato di cui sopra, come hanno reagito le principali aziende di telecomunicazioni?

In realtà, la reazione non è stata particolarmente decisa o efficace. In generale, infatti, le telco hanno provato a presidiare solo l’ambito del cloud per il business o si sono limitate a chiedere un pagamento agli OTT per l’utilizzo delle reti in virtù degli investimenti effettuati in precedenza. Questo però non ha fermato i concorrenti che sono stati invece efficacissimi nel “forzare il sistema” ottenendo una regolamentazione favorevole.

È il caso, ad esempio, del Regolamento Europeo numero 2120 del 2015, che ha definitivamente delineato il concetto di net neutrality, affermando il principio secondo cui l’accesso ad Internet deve essere trattato in modo non discriminatorio, indipendentemente dal contenuto, dall’applicazione, dal servizio, dal terminale, nonché dal mittente e dal destinatario”.

Questa risposta inadeguata, combinata ad una strategia decisamente aggressiva da parte dei competitor più tecnologicamente avanzati e spregiudicati, ha aperto una crisi dell’intero settore che è proseguita praticamente fino al momento in cui si sta scrivendo questo articolo.

Anche perché il graduale ridursi di spazi di mercato disponibili e l’enorme apparato infrastrutturale da tenere in piedi, i cui costi sono molto alti e le cui marginalità sono state erose dagli stessi competitor, hanno portato le aziende ad una guerra dei prezzi che ha mostrato definitivamente i limiti del modello di business IRR delle Telco.

Tuttavia, come sempre, sono proprio i momenti di difficoltà quelli più capaci di portare delle novità positive. Ad esempio, laddove le autorità regolatrici hanno colto la dimensione e la direzione della trasformazione è stato possibile sostenere la nascita degli OTT pur salvaguardando le logiche IRR. In questo modo è stato possibile realizzare una veloce concentrazione degli operatori e senza particolari pressioni sui prezzi, cosa che ha portato in breve tempo a raccogliere investimenti importanti per la realizzazione di infrastrutture a banda ultra-larga sia fissa che mobile. O ancora alcune aziende si sono rese conto che, in realtà, proprio gli OTT possono rappresentare dei nemici-amici, ovvero dei possibili partner da integrare all’interno del proprio business e da cui apprendere tutto il know how necessario.

Del resto, diversi esperti sostengono che la crisi del settore TLC si possa superare proprio grazie all’apertura del mercato a nuove società tecnologicamente più avanzate, che siano capaci di superare i limiti di legacy che incontrano i player tradizionali.

 

 

Il futuro del settore telco

Questa breve ricostruzione permette di capire meglio la fisionomia del settore telecomunicazioni e le concause che lo hanno portato ad attraversare una situazione molto delicata che solo di recente (e non ancora del tutto) sembra essere alle spalle. Non solo: essa permette anche di fare una riflessione sul futuro di tale segmento di mercato e di tutti i player che si muovono in esso.

Il settore teleco, apparentemente quello tecnologicamente più progredito, si è trovato in realtà vittima della sua stessa trasformazione digitale. Per questo, proprio dalla digitalizzazione bisogna ripartire per poter riacquistare un ruolo trainante nell’economia attraendo capitali e investimenti.

Per farlo, però, è necessario operare su due fronti. Da un lato, infatti, occorre migliorare le performance delle infrastrutture, in modo da aumentare i margini di produttività prevedendo anche di integrarle con delle piattaforme ad implementazione e gestione agile, che sfruttino la tecnologia Open Api. Dall’altro lato, si deve ripensare all’organizzazione dell’intero business, spostandosi verso servizi che permettano di generare un vantaggio competitivo davvero rilevante.

Alla luce di ciò, bisogna che ci sia anche un arricchimento di competenze, che è possibile soltanto a condizione di prevedere all’interno delle attuali aziende nuove figure professionali capaci di gestire il mercato e l’innovazione. A monte di tutto, però ci deve essere una visione d’insieme della “storia del settore” nel suo complesso – che è ciò che si è provato a fornire in questo articolo – in modo da capire qual è il contesto strategico in cui ci si muove.

 

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