Il digitale di emergenza: come l’utilizzo di strumenti e processi sta cambiando la nostre vite

L’emergenza che stiamo vivendo ha messo e continua a mettere alla prova ognuno di noi. Mente e corpo si trovano ad affrontare una situazione che mai avrebbero pensato e se da un lato questo potrebbe far pensare ad un momento di stasi, dall’altro nell’accumularsi dei giorni si è sviluppata una creatività che mai ci saremmo aspettati. Sì, perché la quarantena forzata e la chiusura di aziende, scuole, circoli, palestre e tante altre cose ha portato (e sta portando) all’apertura verso il digitale. 

 

Come il digitale può aiutare in questa situazione? 

Da sempre, il tema della digitalizzazione ha la duplice funzione di unire e allo stesso tempo di dividere. Unisce nel caso di persone lontane che si ritrovano su piattaforme come i social, unisce i professionisti che si trovano a lavorare e a scambiarsi pareri, informazioni su Linkedin, unisce i gruppi di lavoro che utilizzano le risorse in cloud per la condivisione. Altre volte, invece, il digitale divide per la scarsa alfabetizzazione e creano le cosiddette barriere all’entrata, divide perché spesso il suo utilizzo comporta un’alienazione a scapito delle persone che abbiamo intorno.  

Nel bene e nel male, si potrebbe andare avanti con molti altri esempi, ma lo scopo di questo articolo è cogliere gli aspetti positivi di quella che deve essere – a tutti gli effetti – considerata una risorsa. Si tratta di una risorsa estremamente preziosa, soprattutto in questo momento, in cui il distanziamento sociale e l’emergenza sanitaria hanno preso una parte consistente delle nostre vite e l’hanno modificata, stravolta, cambiata in modo irreversibile.  

La quotidianità lavorativa, i rapporti con i nostri affetti, la gestione della casa, le esigenze legate alla propria salute, si trovano ad essere affrontate in modo totalmente nuovo, a cui, (forse) non eravamo preparati. 

 

Un modo diverso di vivere la socialità

rapporti sociali, bene prezioso ed essenziale per la vita dell’uomo, stanno conoscendo nuovi strumenti come quelli legati alle chat e alle videochat. Whatsapp, Facebook Messenger, Telegram, Skype, Houseparty, sono solo alcune delle piattaforme più utilizzate in questo momento per sentirsi vicini, anche da lontano. Rispondendo all’#iorestoacasa, le persone hanno trovato nel digitale un conforto, seppur virtuale, per sentirsi meno sole. I social, in questa situazione, continuano a fare da collante tra le persone. 

Sensemakers, ha analizzato l’utilizzo delle principali piattaforme dall’inizio dell’emergenza ed ha individuato una crescita delle interazioni del 30% su Facebook e Twitter. Il fenomeno dei contenuti su Instagram ha conosciuto una impennata legata ai cosiddetti User generated content, basta pensare ai numerosi post e stories che si trovano sotto gli hashtag, oramai diventati virali, #iorestoacasa#andràtuttobene. Dal loro canto, anche le piattaforme, e soprattutto il grande colosso Facebook, ha fatto la sua parte, integrando servizi per la comunicazione tra persone dello stesso gruppo aziendale, ma anche nella diffusione di informazioni legate alla prevenzione e ai vari accorgimenti anti-contagio. 

 

Dai banchi di scuola all’e-learning

Il mondo dell’istruzione è stato travolto e stravolto, dall’onda dell’emergenza sanitaria e costretto alla chiusura totale. Le ultime disposizioni, inoltre, sembrano confermare la chiusura delle scuole fino alla fine dell’anno scolastico. In pochi giorni, un sistema quasi totalmente estraneo al digitale ha dovuto ripensare alle proprie logiche. Sebbene, l’e-learning fosse vicino al mondo universitario (e non in tutti gli atenei italiani), la didattica scolastica, sicuramente era estranea a processi e strumenti digitali. Il passaggio verso una scuola digitale, non è stato sicuramente identico in tutti gli istituti, regioni e famiglie. Tuttavia, piattaforme come Teams, Zoom, Webex, stanno garantendo la continuità di lezioni, interrogazioni, esami, consigli e riunioni del personale. Il tutto, ha certamente, molte difficoltà e problemi che non discuteremo in questa sede, ma un primo passo per “far cambiare idea” ai numeri del Desi che inseriscono l’Italia agli ultimi posti europei per l’alfabetizzazione digitale, si sta compiendo. 

 

Lo Smart Working

Si è parlato, e si spera si continuerà a parlare, di smart working, lavoro agile, telelavoro, lavoro da remoto e tante altre locuzioni che hanno delle sfumature tra loro e che spesso indicano il lavoro lontano dal luogo di lavoro. Nel mondo che stiamo vivendo, le aziende sono chiuse, ma non tutte devono necessariamente smettere di lavorare. Per la continuità lavorativa servono forma mentis, processi, strumenti e persone smart (del resto non a caso è stato definito smart working).

I servizi in cloud, l’utilizzo di un sistema vpn, l’organizzazione del lavoro e non da ultimo, le piattaforme per call e video call, consentono all’attività lavorativa di procedere, e a volte, di essere ancora più produttiva. Ne abbiamo recentemente parlato con Guido Spagnoli, Chief Finalcial Officer e responsabile Human Resources in Doxee, in una recente intervista.

Pensate alla riduzione dei tempi legata agli spostamenti, alla sostenibilità ambientale legata al quasi nullo utilizzo dei mezzi di trasporto e a moltissimi altri aspetti che forse in molti stanno sperimentando. I dipendenti e le aziende sono il motore di questo Paese ed è necessario fare in modo che questo motore sia riaccenda, che le persone si sentano al sicuro e tutelate anche alla riapertura degli uffici e dei luoghi di produzione.

Come fare? Innanzitutto, è necessario che a processi e procedure seguano una buona comunicazione interna, efficace, chiara e diretta. Anche in questo caso gli strumenti digitali, quali e-mail informative, video personalizzati, newsletter di contenuto, possono aiutare sia nell’elaborazione e diffusione che nella ricezione ed elaborazione delle informazioni. 

 

Una nuova quotidianità digitale 

Un aspetto importante riguarda la quotidianità e tutte le azioni di routine che compiamo senza prestare troppa attenzione al processo che vi è dietro. Pensate al vostro modo di fare la spesa, di (non) andare al ristorante o al bar, alle bollette da pagare. Anche queste semplici attività, nei giorni che viviamo sono profondamente cambiate. La spesa online, per le categorie food & wine, è cresciuta del 227% (secondo l’Osservatorio Consumi di Payback), seguita da tecnologia e prodotti per la casa. Il dato aggregato registra una crescita delle transazioni online del 70%, a testimonianza del fatto che anche la spesa oramai è digitale.

E le bollette? Questo argomento ha suscitato grande caos tra consumatori e attori del settore utility, tanto da spingere l’Arera a deliberare su tagli e provvedimenti per i morosi. Anche in questo caso, i pagamenti digitali, potrebbero (ed hanno) risolto gran parte del problema. Abbiamo ampiamente affrontato il tema in uno dei nostri recenti articoli, individuando, vantaggi e opportunità di quello che crediamo sia il futuro del settore utility. 

 

Salute e telemedicina 

E la salute? Questo è sicuramente l’argomento più difficile e delicato da affrontare, ma vogliamo sottolineare alcune iniziative interessanti e valide che stanno aiutando alcune persone in difficoltà.

L’utilizzo del digitale, infatti, ha messo in moto un nuovo sistema di telemedicina che in alcune regioni viene utilizzato per il rapporto medico di base – paziente. Videovisite e videoconsulti, sebbene al loro stato iniziale in Italia, potrebbero essere il futuro immediato, di un nuovo modo di vedere la medicina. Non bisogna, però, pensare a questi strumenti come sostitutivi, piuttosto a dei complementari necessari alla situazione che stiamo vivendo.  

Questo breve excursus su come il digitale sia entrato nelle nostre vite dalla porta di emergenza, ci porta a riflettere sulla necessità di un cambiamento di paradigma, di approccio e di visione verso strumenti e processi che non fanno altro che aiutare e semplificare. Alle incertezze del futuro è necessario contrapporre la positività di un mondo ancora poco conosciuto ma che è in grado di dare tanto ad ogni aspetto delle nostre azioni quotidiane. 

 

Anche le aziende hanno dovuto implementare strategie e tool di comunicazione digitali per i propri dipendenti. Nell’infografica ti spieghiamo quali sono i migliori:

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