Perché l’Employee Experience nel settore automobilistico è così importante? Quali sono le strategie più efficaci e gli strumenti più avanzati per migliorarla? Lo vediamo nell’articolo.

Il settore Automotive si trova di fronte a un momento critico e delicato. La pandemia da Covid-19 ha causato un brusco crollo delle vendite di vetture in tutto il mondo. Si è passati da una cifra che sfiorava gli 80 milioni alla fine del 2019, alle previsioni per il 2020 di un totale inferiore alle 62 milioni di unità (statista.com).

Contemporaneamente, però, il comparto si trova di fronte a un momento di svolta, denso di opportunità tutte da cogliere. Opportunità che sono in gran parte collegate al cambiamento di abitudini dei consumatori e alla Digital Transformation.

Stiamo parlando di una vera e propria rivoluzione per questo enorme settore, che ha come conseguenza il ribaltamento del ruolo del cliente che, finalmente, diventa il vero centro del business. In questo articolo del nostro blog ci siamo concentrati sul tema della Digital Experience del cliente nell’Automotive.

Ma, in questo nuovo modo di concepire il business, chi viene ancor prima del cliente?

“Sono i dipendenti a venire per primi. Se ti prendi cura dei dipendenti, loro faranno lo stesso con i clienti”. La risposta ce la dà Richard Branson (headspacegroup.co.uk), il fondatore dell’impero di Virgin Group, sicuramente uno degli imprenditori più illuminati del nostro tempo.

Insomma, la prima risorsa di ogni azienda sono i suoi dipendenti. Sembra scontato, a parole…nei fatti lo è molto meno. Da qui l’importanza di investire in quella che viene definita “Employee Experience”.

Come farlo? Mettendo in pista le più efficaci strategie di BtoE.

Nel prossimo paragrafo vedremo cosa si nasconde sotto questo acronimo. In seguito, stringeremo il focus sull’Automotive e vedremo, nel concreto, come si può migliorare l’Employee Experience nel settore automoblistico.

 

> INFOGRAFICA: L’importanza della Employee Experience e come migliorarla con il marketing B2E

 

BtoE: di che cosa stiamo parlando?

Il BtoE (Business to Employee) è un approccio strategico che si concentra sui dipendenti.

Fanno parte di questo ambito tutte le operazioni che puntano a raggiungere la maggior rentention aziendale possibile. Ma non solo. L’obiettivo primario, in fondo, è la cosiddetta Employee Advocacy (la promozione di una company da parte dei suoi dipendenti).

Tutto questo ha fondamentali ricadute sulla produttività, sul fatturato delle aziende, sulla loro reputazione e sulla loro attrattività.

Sgombriamo il campo dagli equivoci: spesso, con il termine di BtoE, ci si riferisce a quelle che, più propriamente, sono delle piattaforme per il Business to Employee: sistemi di intranet, comunicazione e condivisione interna alle company.

Strumenti fondamentali, certo, ma il BtoE abbraccia un ambito più vasto. Il focus delle reti intranet, infatti, è l’organizzazione; quello delle strategie di BtoE, invece, è l’individuo. Una differenza fondamentale, che ha a che fare con la personalizzazione (e su questo torneremo più avanti).

Si tratta quindi di partire ponendo la massima attenzione nelle fasi di recruiting e di on-boarding. Poi ci sono le strategie di team building, i corsi di formazione e workshop, la possibilità di bonus e offerte speciale per i dipendenti, l’attenzione all’equilibro tra vita lavorativa e vita privata (equilibrio quanto mai delicato in questo periodo di emergenza), le possibilità di avere orari di lavoro flessibili.

E poi c’è tutto quello che riguarda il versante digitale: le aziende più dinamiche e con la miglior retention sono quelle dotate, ad esempio, di sistemi di home page o desktop personalizzati per tutti quelli che lavorano nell’organizzazione, ai vari livelli. Sono quelle che hanno studiato applicazioni e piattaforme su misura dei propri impiegati. Sono quelle che hanno adottato un’ottica omnichannel.

L’obiettivo di un ambiente digitale BtoE ben disegnato, infatti, è quello di migliorare non solo l’efficienza, ma anche la soddisfazione dell’impiegato, che a sua volta fa accrescere, in maniera naturale, il senso di comunità e di condivisione dei valori dell’azienda.

Il dipendente non può più essere considerato come un numero tra altri numeri: deve trasformarsi in un agente attivo, che può influenzare il destino della propria company, in un dialogo continuo, semplice e proficuo. E tutto questo vale, a maggior ragione, in settore ampio e ramificato come quello automobilistico.

 

> EBOOK – Marketing BtoE: come aumentare la retention aziendale migliorando la employee experience

 

Employee Experience nell’Automotive: da dove partire?

Consideriamo, innanzitutto, i dati del “Global Human Capital Trends Survey 2017” di Deloitte, che ha coinvolto oltre 10mila business leader e HR manager di oltre 100 nazioni del mondo.

In questa indagine, circa l’80% degli interpellati ha individuato come “importante” o “molto importante” l’esperienza degli impiegati (di tutti i livelli) sul posto di lavoro. Di contro, solo il 22% di questi ha valutato la propria company come “eccellente” in questo ambito.

Che cosa ci dicono questi dati?

Che il gap da colmare è ancora molto ampio; che ci sono enormi margini da aggredire e un gran numero di opportunità da cogliere. Anche e soprattutto per quanto riguarda l’Employee Experience nel settore automobilistico.

C’è un sondaggio di KRC Research (webershandwick.com) che si è concentrato sugli ingegneri che lavorano nel comparto Automotive e sulla qualità della loro vita lavorativa. Ci sono molti dati significativi, ma uno ci ha colpito, in particolare. Questo: solo il 33% dei Millennial (quindi della fascia tra i 20 e i 36 anni) dichiara che l’immagine dell’azienda in cui lavora rispecchia la realtà della sua esperienza.

Per dirla in altro modo: i due terzi dei Millennial si aspettavano qualcosa di meglio, nel momento in cui sono stati assunti. È un dato significativo, che descrive un cambio epocale. Soprattutto perché, oggi, la flessibilità del mercato del lavoro è senza precedenti; e per un giovane talento passare da una company all’altra è diventato più facile che mai.

Ecco perché le company stanno investendo sempre più risorse nel miglioramento della qualità dell’esperienza lavorativa e, di conseguenza, dell’attrattività.

Ora scendiamo davvero nel concreto e vediamo quali sono le migliori strategie per migliorare l’Employee Experience nell’Automotive. Abbiamo scelto di raccoglierle in tre punti chiave.

 

Massima attenzione al recruting e all’on-boarding

I reparti di HR, oggi, sono sempre più centrali per le aziende dell’Automotive. Bisogna sapere scegliere le persone giuste e metterle nel giusto ruolo. Questo è sicuro, ma c’è un aspetto ancor più decisivo, su cui c’è molto margine di miglioramento.

Stiamo parlando dell’on-boarding.

È in questa fase che il neo-assunto inizia a condividere lo spirito di un’azienda, ad ambientarsi con i colleghi, a prendere confidenza con il suo ruolo e le sue responsabilità. Infine, a essere sempre più indipendente e proattivo.

Attenzione a questo dato: il 53% dei professionisti dell’HR sostiene che l’engagement aziendale e la qualità dell’esperienza lavorativa aumentano significativamente quando si presta maggiore attenzione alle fasi di on-boarding (hr1.silkroad.com).

Si tratta di un processo per tappe. Le strategie più all’avanguardia consigliano un percorso di novanta giorni e gli obiettivi finali sono quelli di raggiungere il miglior grado di indipendenza dell’impiegato; di stimolarlo ad assumersi maggiori responsabilità, a iniziare a contribuire ai destini della company portando del valore aggiunto personale, secondo i propri ruoli, interagendo in un quadro più ampio.

Ancora una volta, si tratta di trovare il giusto equilibrio tra il singolo e l’organizzazione nel suo complesso… come in una buona orchestra!

 

La retention passa sempre dall’engagement

L’Employee Engagement misura il coinvolgimento di un dipendente sul proprio posto di lavoro. È un parametro decisivo e – di nuovo – sono i dati a dirlo.

Vediamone alcuni:

  • Circa il 70% della forza lavoro statunitense si considera “disengaged”, dunque non coinvolta nello spirito e nelle scelte aziendali. Tra questi l’84% prenderebbe in considerazione l’idea di cambiare posto di lavoro se gli venisse offerta una posizione in una company più attenta alle loro esigenze (glassdoor.com).
  • I lavoratori altamente coinvolti (“Highly Engaged”) tendono a cambiare posto di lavoro con un percentuale dell’87% inferiore rispetto ai dipendenti “disengaged” (fonte: Corporate Leadesrhip Council).
  • Le company con un alto tasso di engagement dei propri dipendenti producono, in media, delle revenue maggiori di ben 2,5 volte rispetto ai competitor con scarsi livelli di engagement dei propri impiegati (kornferry.com).

Crediamo che siano dati che non hanno bisogno di molti commenti. Quello che emerge è molto chiaro: la qualità dell’Employee Experience nel settore automobilistico (come in tutti gli altri settori) passa dall’attenzione all’engagement. Solo così si raggiunge la fidelizzazione e l’advocacy.

Ma come migliorare, dunque, l’Employee Engagement?

Non c’è una ricetta universale. Le strategie sono molte, e variano a seconda delle caratteristiche e delle esigenze di ogni singola company. Tutte, però, hanno a che fare con un concetto decisivo: quello della personalizzazione.

 

È tutta una questione di personalizzazione

Volete migliorare l’Employee Experience nell’Automotive?

Bene. Si tratta di fare qualcosa di molto semplice: trattare ogni singolo dipendente come un individuo, una persona con le sue caratteristiche, le sue necessità e le sue esigenze diverse da quelle di tutti gli altri.

Instaurare, insomma, un dialogo e un’interazione one-to-one.

Ma come fare quando stiamo parlando di una forza lavoro che comprende centinaia o migliaia di individui? Tramite le più avanzate tecnologie digitali.

Le “vecchie” piattaforme informatiche di lavoro, rigide e standardizzate, oggi non sono più sufficienti.

Gli strumenti di lavoro devono essere customizzabili, elastici, adattabili alle esigenze dei singoli. Soprattutto devono essere disegnati in modalità omnichannel (…pensate all’importanza degli smartphone, anche in ambiente lavorativo).

Un esempio? I mini-siti personalizzati che sono forniti alle company da aziende specializzate come Doxee. O, ancora, pensate alle opportunità di comunicazione con i dipendenti (dalle grandi fabbriche, fino ai concessionari) che si aprono con strumenti come i Doxee Pvideo®: video personalizzati e interattivi, costruiti sulle caratteristiche dei singoli impiegati, che hanno un’enorme efficacia comunicativa e di coinvolgimento.

Si tratta, insomma, di re-imparare a comunicare attraverso messaggi il più possibile su misura, in maniera semplice, interattiva e multicanale. Tutto sfruttando la forza dei dati.

Ed ecco che il cerchio si chiude e dalle più avanzate tecnologie si ritorna alle singole persone, ai dipendenti che si sentono messi davvero al centro…e in questo modo si trasformano nei primi ambasciatori della propria company!

 

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