I tipi di società di gestione patrimoniale: una breve overview

Il risparmio per gli italiani è fondamentale – ne avevamo parlato in un precedente articolo – per questo è importante sapere a chi affidare il proprio patrimonio. Gli istituti deputati a questo sono le società di gestione patrimoniale. Ma quanti tipi di società gestione patrimoniale ci sono? Quali sono le loro funzioni e cosa possono fare concretamente con i risparmi dei clienti. Una breve overview può aiutare a chiarire le idee.

Quando si parla di gestione patrimoniale cosa si intende? Quali sono i tipi di società di gestione patrimoniale che operano principalmente sul mercato?

Sebbene queste domande possano sembrare oziose, in realtà non è così soprattutto per il tipo di Paese che è l’Italia e per il momento storico che stiamo vivendo. Come vedremo, infatti, il risparmio è una componente fondamentale dello scenario finanziario italiano e, per questo non è una questione di poco sapere come amministrare i soldi che non vengono spesi per i consumi.

Questo anche perché non esiste un solo modo di gestirli o un solo player finanziario a cui affidarli: sul mercato, infatti, ne esistono tanti, ciascuno con le sue specificità e le sue caratteristiche, che lo rendono più o meno adatto a seconda della propria situazione e delle proprie necessità.

 

L’Italia, la patria del risparmio

Cominciamo dicendo qualcosa sugli italiani (e sui loro soldi).

Da sempre, infatti, il risparmio è parte fondamentale per buona parte degli italiani i quali, a dispetto dei luoghi comuni che li rappresentano come un popolo di cicale dedite allo spreco, in realtà sono molto più oculati e attenti nel fare economia. Dalle ultime rilevazioni sembra che proprio gli italiani siano campioni europei e mondiali per quanto riguarda il risparmio privato. A confermarlo è la settima edizione dell’European Consumer Payment Report, relativo all’anno 2019, in cui si rileva che l’84% degli italiani mette da parte una percentuale dello stipendio ogni mese, a fronte di una media europea del 75%.

Il motivo principale sono le cosiddette “spese inattese” o il pessimismo nei confronti del futuro, specialmente quando si parla di vecchiaia e pensioni. Pessimismo che è cresciuto ulteriormente a causa della recente crisi sanitaria cagionata dal Covid-19.

 

La pandemia che fa bene al risparmio e male all’economia

Come c’era da aspettarsi, infatti, il Covid-19 ha fatto sentire i suoi effetti sul settore finanziario e, in particolare, su quello del risparmio privato.

Se prima, come abbiamo detto, l’inclinazione al risparmio era data da un generale sentimento di incertezza nei confronti del futuro, ora la pandemia ha fornito un motivo in più per mettere da parte somme di denaro sempre maggiori.

Non a caso, proprio dopo il lockdown si è registrato un picco della propensione al risparmio, che mediamente negli Stati Uniti e nei Paesi dell’Unione Europea è passato dal 12,7% al 17% – cifra più alta dal 1999. L’Italia, ovviamente, non fa eccezione, dal momento che i depositi bancari sono aumentati a dismisura (ilsecoloxix.it). Basti pensare che nel mese di maggio, i risparmiatori italiani hanno messo da parte 16,8 miliardi di euro, rispetto a una media mensile di 3,4 miliardi di euro – la stessa cosa fatta, peraltro, dai loro corrispettivi francesi, con un risparmio di 20 miliardi di euro, spagnoli, con 10 miliardi di euro, e inglesi, con i depositi record per 13,1 miliardi di sterline. Questi dati hanno messo non poco in allarme le principali istituzioni finanziarie, dal momento che un eccesso di risparmio va ad incidere inevitabilmente sui consumi che in questo momento sono, invece, fondamentali per poter sperare di riattivare l’economia e di uscire dall’attuale stato di crisi.

Al netto di queste considerazioni finali, quello che preme constatare è che in questo momento più che mai il risparmio ha una rilevanza assoluta per le famiglie e i singoli individui. A maggior ragione se si considera che questa tendenza si sta rivelando trasversale, dal momento che non riguarda solo gli adulti o gli anziani ma anche le fasce più giovani della popolazione. È stato, infatti, rilevato che buona parte dei millenials italiani sono dei veri e propri “risparmiatori seriali”, che non disdegnano l’utilizzo delle applicazioni di salvadanaio per mettere da parte i propri soldi.

 

Il risparmio alla prova dei fatti

Tuttavia, l’emergenza sanitaria di questi mesi ha mostrato come il risparmio italiano, per quanto diffuso e consistente, non può garantire il sostentamento a tutti.

Sebbene molti italiani puntino a risparmiare durante l’anno, tuttavia il tasso di risparmio – che è la percentuale del reddito totale disponibile annuale non consumata e, di conseguenza, accantonata – è andato via via assottigliandosi durante gli anni. Se nel 1995, infatti, era al 16% (dati Ocse), nel 2018 ha toccato il suo minimo facendo registrare il 2,5%. Alla luce di questo, non sorprende che molti italiani abbiano dichiarato di trovarsi in una situazione difficile in termini di liquidità (espresso.repubblica.it). Per questa ragione, e per tutto quello che si è detto sopra circa la rilevanza del risparmio e la congiuntura economica attuale, diventa essenziale conoscere il mercato di riferimento e tutti gli operatori che vi si muovono al suo interno, ovvero le società di gestione patrimoniale.

Per approfondire il tema, però, è necessario farsi una domanda preliminare. Cosa si intende con l’espressione “gestione patrimoniale”?

La gestione patrimoniale è una forma di investimento con cui il risparmiatore, tramite un mandato, affida la gestione del proprio patrimonio a un soggetto autorizzato ad operare per suo conto con il suo denaro, nei limiti di un mandato che viene sottoscritto dal cliente stesso (soldionline.it)

All’interno del quadro delineato da questo mandato, l’intermediario decide in modo autonomo come investire il capitale del cliente, in modo coerente con i termini e le modalità che sono state stabilite contrattualmente dalle parti. In questo modo, dunque, viene mantenuto un certo grado di autonomia del professionista che può gestire come crede le risorse che gli vengono affidate, ma rimanendo nel contesto di operazioni e di investimenti in qualche modo già autorizzati preliminarmente dal risparmiatore.

 

Le tipologie principali di servizi di gestione patrimoniale

Passando ad analizzare in modo particolare quali sono i servizi che detto soggetto autorizzato può svolgere, si possono distinguere due tipologie principali di servizi (fonte: dadamoney.com).

La prima tipologia è quella della Gestione Patrimoniale Mobiliare (GPM) e si caratterizza per il fatto che gli operatori, su mandato del cliente, comprano singoli titoli azionari e/o obbligazionari. Nel contesto delle GPM, di solito, i clienti possono decidere tra diverse linee – obbligazionaria, bilanciata e azionaria – ma per accedervi devono versare una somma di denaro considerevole, in modo tale da permettere all’operatore stesso di investire su diversi mercati, anche internazionali, così da poter diminuire il rischio di investimento. Per loro stessa natura, le Gestioni Patrimoniali Mobiliari richiedono anche investimenti a medio-lungo termine: solo così è, infatti, possibile ottenere il massimo profitto dalle proprie operazioni.

La seconda tipologia, invece, è quella della Gestione Patrimoniale in Fondi (GPF), in cui il denaro dei clienti viene investito in fondi comuni di investimento (consob.it) e in Sicav (società di investimento a capitale variabile), in modo tale da diversificare puntando su diversi prodotti. A differenza delle GPM, le GPF si rivolgono solitamente a dei risparmiatori con una disponibilità economica piuttosto ridotta. Proprio per questo è fondamentale che ogni risparmiatore venga profilato attentamente, così che una volta che viene individuato il profilo di rischio più adatto a lui, è lo stesso cliente a poter indicare agli operatori la “giusta” linea di investimento, più o meno aggressiva.

In aggiunta a questo, le Gestioni Patrimoniali di Fondi possono essere di due tipi: le cosiddette multimanager, che permettono di diversificare su fondi di diverse gestioni, e le non multimanager: queste ultime, però, non permettendo la diversificazione sono inevitabilmente più simili ad un fondo.

 

Chi può fornire servizi di gestione patrimoniale? I due tipi di società di gestione patrimoniale

Solitamente, i soggetti autorizzati a svolgere questo tipo di attività si dividono principalmente in due gruppi: le Società di Gestione del Risparmio (SGR) e le Società di Intermediazione Mobiliare (SIM), a cui si aggiungono i player bancari abilitati specificamente a prestare questo servizio.

In entrambi i casi il rapporto che lega l’istituto al cliente è di tipo fiduciario, il che significa che il cliente medesimo affida i propri risparmi al player con lo scopo di costituire un portafoglio di investimenti dando solo delle indicazioni di massima, delle direttive che devono essere seguite dall’intermediario anche in coerenza con il tipo di cliente che lo stesso ha di fronte. In questo senso, il cliente “si fida”.

 

La Società di Gestione del Risparmio

Scendendo nello specifico, analizziamo il primo dei due tipi di società di gestione patrimoniale sopra citati.

La Società di Gestione del Risparmio è un istituto di intermediazione finanziaria ed è l’unico soggetto giuridico di diritto italiano che è autorizzato a prestare il servizio di gestione collettiva del risparmio.

Le società di gestione del risparmio (note anche con l’acronimo SGR) si dividono in due tipologie, in base ad alcune caratteristiche specifiche.

La prima è quella delle società di gestione del risparmio promotrice, che si ha in caso di promozione, istituzione e organizzazione di fondi comuni d’investimento e amministrazione dei rapporti con i partecipanti. La seconda tipologia, invece, è quella delle società di gestione del risparmio gestore, che si ha in caso di gestione del patrimonio di OICR (Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio), di propria o altrui istituzione, mediante l’investimento avente a oggetto strumenti finanziari, crediti, o altri beni mobili o immobili.

Entrambe le tipologie di SGR, quando si trovano a svolgere le loro funzioni, devono rispettare alcune limitazioni: non solo quelle indicate nel mandato fiduciario ricevuto dal cliente, ma anche quelle stabilite dalle normative, che individuano esattamente i contorni del loro spazio di azione.

 

Cosa può fare una Società di Gestione del Risparmio?

La principale attività delle società di gestione del risparmio è, come si può immaginare, la creazione per ogni cliente di un portafoglio attraverso cui impiegare i fondi raccolti (money.it).

Secondariamente, una SGR può fornire e gestire un fondo pensione per i propri clienti che si va ad aggiungere all’erogazione previdenziale già prevista per legge. Un’altra possibilità per le SGR è quella di svolgere delle attività connesse o strumentali stabilite dalla Banca d’Italia previa consultazione della CONSOB

Questo tipo di attività si considerano connesse quando sono strettamente legate all’attività principale della Società, che attraverso le stesse può così promuoverla e svilupparla; al contrario, si considerano strumentali se le attività autorizzate hanno un carattere ausiliario rispetto all’attività principale svolta (come, ad esempio, le analisi e le ricerche di mercato in materia economica e finanziaria o la comunicazione di dati e informazioni economico-finanziarie, nonché la gestione e la predisposizione di servizi informatici).

Una ulteriore attività rispetto a quella principale che solitamente viene svolta dalle SGR è la consulenza agli investimenti, che può essere prestata ai privati e non solo. Ovviamente nello svolgimento di questo tipo di attività è ancora più importante per le società il rispetto del dovere di diligenza, correttezza e trasparenza che tra l’altro è già previsto per il compimento delle sue prestazioni ordinarie (tidona.com).

Infine, un’altra attività decisamente interessante che le società di gestione del risparmio possono compiere riguarda più specificamente l’attività di intermediazione. Le SGR, infatti, possono affidare autonomamente alcune specifiche scelte di investimento a degli intermediari abilitati in modo che siano gli stessi a gestire il patrimonio, ovviamente entro i limiti dei criteri di allocazione del risparmio che sono stati precedentemente definiti dal gestore.

 

Le Società di Intermediazione Mobiliare

Il secondo operatore che sul mercato può fornire servizi di gestione patrimoniale sono le Società di Intermediazione Mobiliare (ovvero SIM; businessandleaders.it).

Come si è detto, sono le uniche che assieme le SGR possono fornire servizi di gestione personalizzata del patrimonio, purché siano autorizzate dalla CONSOB, che deve necessariamente indicare a quale specifica attività le sta autorizzando. In aggiunta a questo, la normativa stabilisce che le stesse per operare devono essere società per azioni e la loro sede e direzione deve trovarsi nel territorio italiano.

Assieme alla gestione del risparmio, che è senza dubbio l’attività principale, la SIM può svolgere anche altre attività, come ad esempio:

  1. il collocamento presso gli investitori di titoli con o senza garanzia, occupandosi della pubblicità, della raccolta delle sottoscrizioni e di ogni altro adempimento funzionale al compimento di tale attività;
  2. la consulenza, sempre previa autorizzazione della Banca d’Italia e della CONSOB, in materia di investimenti finanziari. Come si è già detto, questo tipo di servizio deve essere fornito tenendo presente la tipologia del cliente che si ha di fronte, in termini di propensione al rischio, di situazione finanziaria, di obbiettivi di investimento, di orizzonte finanziario di riferimento e di conoscenza della materia;
  3. la negoziazione, per conto proprio o per conto terzi. Nel primo caso, il portafoglio che viene gestito è di proprietà della società e, dunque, la stessa è soggetta al rischio di mercato; nel secondo caso, invece, la SIM acquista e vende strumenti finanziari nei mercati regolamentati su mandato altrui e per questo va incontro solo ad un rischio operativo o di reputazione.

 

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