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trend del 2019 dell'industria del risparmio gestito

I principali trend del 2019 dell’industria del risparmio gestito

Il risparmio gestito è uno dei settori dell’intermediazione finanziaria più importanti in termini di sviluppo economico di un paese, perché permette di generare liquidità o, più precisamente, permette di allocarla in maniera più efficiente.

Gli intermediari finanziari, infatti, hanno una funzione di “collegamento finanziario”, ossia mettono in comunicazione soggetti che si trovano ad avere un surplus di risorse finanziarie rapidamente liquidabili (in generale i risparmiatori) con delle cosiddette “unità di deficit”, che altro non sono che aziende o pubbliche amministrazioni.

In questo modo, gli intermediari riescono a trasformare le scadenze, spostando le risorse da chi è più propenso al rischio e all’investimento di capitali propri verso coloro che hanno bisogno di avere rapido accesso a liquidità a non breve scadenza.

Da qui deriva il ruolo chiave che l’intermediazione finanziaria riveste nell’assetto economico dei paesi occidentali. Tra tutti gli intermediatori finanziari, le società di gestione del risparmio hanno poi un ruolo particolare, perché sono gli unici, assieme alle banche e alle società d’investimento a capitale variabile (SICAV) e alle società d’investimento a capitale fisso (SICAF) che possono gestire, tra tanti altri servizi, l’attività di gestione collettiva ed individuale del risparmio.

Questo significa che le società di gestione del risparmio si trovano ad avere a che fare con le risorse finanziarie di tanti risparmiatori privati, che gli affidano parte del loro patrimonio nella speranza di compiere investimenti fruttuosi. In questo senso, si può affermare che il rapporto tra società di gestione del risparmio e privati ha una forte componente fiduciaria.

Tale premessa è necessaria per apprezzare meglio alcuni trend che vedremo stanno connotando l’industria del risparmio del 2019.

 

1. Il 2019: un anno di alti e bassi

Parlando di trend del settore del risparmio gestito, la prima domanda che viene da porsi è: come sta andando tale industria in termini di risultati economici?

L’asset management è sempre stato uno dei perni su cui ha fatto affidamento il settore bancario per ammortizzare la riduzione del margine di interesse delle operazioni di finanziamento provocato dalla discesa dei tassi e dal razionamento del credito. Questo ha dato al settore una forte spinta espansionistica, che si è tradotta in una crescita notevole. Sono, infatti, bastati circa 14 anni (dal 2003 al 2017) all’industria italiana del risparmio gestito per raccogliere la cifra monstre di 1.200 miliardi di euro di asset di gestione, con un incremento del 137% segnato a novembre 2017.

In generale, dunque, il trend è quello di una crescita consistente e continua negli anni.

Tuttavia, questo trend sembra essersi fermato. Il 2018, infatti, è stato un anno particolarmente duro per il settore. Dopo un iniziale avvio positivo, la raccolta dei prodotti di risparmio gestito ha cominciato a rallentare. In particolare, come riportato da Wall Street Italia: “nei primi 6 mesi dell’anno sono stati raccolti 9,3 miliardi di euro, con i mesi di maggio e giugno che hanno segnato risultati in negativo rispettivamente per 6,9 miliardi e 570 milioni di euro”.

Quello che è saltato maggiormente agli occhi degli esperti è stata la contrazione significativa del patrimonio gestito in fondi obbligazionari e in gestioni di portafoglio, a cui corrisponde un’espansione oltre misura della quota di ricchezza detenuta sotto forma di liquidità.

Anche il 2019 sembra attestarsi sullo stesso trend, pagando, certamente la zavorra dell’anno passato. Risulta, infatti, che i primi mesi di quest’anno non abbiano retto il confronto con gli anni passati, sebbene il mercato sembri tenere.

Questo cosa significa? Che i risparmiatori preferiscono tenere i risparmi “sotto il materasso” piuttosto che investirli, preferendo un approccio più attendista, che rallenta la raccolta dei risparmi, sebbene non si possa parlare di crollo vero e proprio, anche grazie alla rete efficace di consulenti sviluppata nel corso degli anni. Le banche, infatti, avrebbero gradualmente spostato la loro attenzione dall’attività creditizia ai servizi di intermediazione e gestione del risparmio, rafforzando così i servizi di consulenza.

A cosa potrebbe essere dovuto questo rallentamento dell’industria del risparmio gestito?

Ovviamente la risposta non è mai una sola, ma si tratta di una serie di concause il cui peso non sempre è chiaro. Una è certamente la grande volatilità dei mercati finanziari, che sono “capricciosi” di natura e che si sono mostrati particolarmente imprevedibili nel 2018.

Una seconda ragione è, certamente l’introduzione della nuova normativa Mifid 2 che, in ottica di protezione del risparmiatore impone una maggiore trasparenza agli intermediari finanziari, richiedendo l’esplicitazione nei rendiconti dei rendimenti e anche del dettaglio dei costi sostenuti. In questo modo, i consulenti si sono trovati a dover giustificare eventuali oneri eccessivi, che prima non erano in chiaro.

Questo può aver portato ad una certa crisi di fiducia nei risparmiatori, dal momento che è emerso da uno studio dell’Esma che “nel decennio 2008-2017 i costi degli strumenti azionari collocati in Italia (incluse le commissioni di sottoscrizione e riscatto) hanno inciso per il 37 per cento sulle performance lorde, ben oltre la media europea del 24 per cento. Nel caso dei fondi obbligazionari le commissioni pesano per il 33,5 per cento, contro la media continentale del 27”.

 

2. Fiducia da robot 

Il tema della fiducia, come detto, è molto rilevante e non è un caso che stia alla base del secondo trend che interessa l’industria del risparmio: stiamo parlando dell’impiego dell’Intelligenza Artificiale.

Anche in questo caso, il trend non riguarda solamente il 2019 e si può estendere a tutto il settore dell’intermediazione finanziaria oltre che a quello del risparmio gestito. Molti player del settore stanno dimostrando un crescente interesse per gli strumenti e le opportunità che forniscono i “robot intelligenti”, quelli cioè capaci di apprendere in base alle azioni degli utenti e di reagire di conseguenza.

In questo senso, BlackRock, una delle più grandi società di investimento del mondo, è stata tra le prime ad esplorare queste nuove tecnologie, dotandosi di Aladdin, cioè una piattaforma digitale per l’analisi dei mercati e la ricerca di soluzioni di investimento. Per dare un’idea dell’importanza che questi strumenti rivestono nelle strategie finanziarie di tali società, secondo The Economist a detta piattaforma sono state affidate le scelte di investimento relative a 85 clienti istituzionali del colosso dei fondi (tra cui Deutsche AM e Schroders) per un totali di ben 20 trilioni di dollari.

Ovviamente BlackRock non è il solo esempio. Ci si è spinti anche più in là, realizzando dei fondi gestiti da sole macchine: è il caso di AI Powered Equity Etf, che grazie a un sistema sviluppato da Ibm di Intelligenza Artificiale chiamato Watson è in grado di processare in tempo reale e senza interruzione i Big Data su 6.000 titoli USA. In questo modo, può effettuare operazioni complesse di analisi, correlazioni, incrociare news e sondare dati non strutturati, come le conversazioni sui social media per poi scovare fino a 70 azioni sottovalutate con un turnover alto.

Per quanto riguarda, invece, i robo-advisor, ossia quelli che hanno un rapporto diretto con la clientela e che ormai sono una tecnologia abbondantemente assimilata tra i player dei mercati europei, si segnalano: MoneyFarm, che di recente ha inaugurato l’utilizzo dei chatbot in modo da fornire ai propri clienti un personal banker basato sulla tecnologia dell’Intelligenza Artificiale in grado di interagire con l’utente tramite Facebook Messenger; oppure CheBanca! che ha da poco sviluppato il proprio robo-advisor, Yellow Advice.

 

3. È tutta una catena

Un altro trend a cui si sta assistendo è l’adozione e la diffusione all’interno dell’industria del risparmio gestito della tecnologia Blockchain.

La Blockchain è un sistema di raccolta e gestione dei dati, strutturato in blocchi che contengono transazioni e che sono collegati tra loro in modo tale che ciascuna di queste transazioni avviata sulla rete deve essere validata dalla rete stessa attraverso l’analisi di ciascun blocco.

In altri termini, la Blockchain funziona come una sorta di registro pubblico condiviso che archivia asset e transazioni su una rete peer-to-peer. La sua funzione è quella di permettere la gestione di tutte le informazioni collaterali ad una transazione tramite la crittografia fra i partecipati della rete, i quali verificano di volta in volta tutto il pacchetto di informazioni presente in ogni blocco.

Questo rende i dati immodificabili, poiché la modifica richiede un’azione “collettiva”. Il contenuto di ciascun blocco, infatti, può essere modificato solo tramite un’operazione che richiederà l’approvazione della maggioranza dei nodi della rete che comunque non andrà ad avere alcun impatto rispetto allo “storico”: ogni modifica, infatti, lascia sul percorso dell’informazione stessa una traccia.

Una tecnologia del genere ha, chiaramente, una notevole carica rivoluzionaria per il settore, che tuttavia sta mostrando in questi anni dei segnali di notevole apertura.

Ci sono, infatti, diverse SGR che hanno completato con successo i primi test per distribuire fondi comuni tramite Blockchain in modo da garantire una maggiore sicurezza e un notevole risparmio di tempo nello svolgimento di procedure che altrimenti richiedono cinque o sei giorni. Del resto, è proprio per ottenere benefici di questo tipo che i player del settore risparmio stanno implementando questa tecnologia: grazie alla Blockchain è possibile “sincronizzare le operazioni”, ovvero dare la possibilità ai gestori, alle piattaforme, ai trader, ai contabili dei fondi, ai depositari e ai clienti di accedere ai dati liberamente e simultaneamente.

In questo modo, è possibile ovviare al fatto che le operazioni di trading, di liquidazione o distribuzione non sono sincronizzati in tempo reale e questo può provocare costosi disallineamenti informativi che costano tanto sia ai risparmiatori che agli intermediari.

Per questo motivo, coloro che sostengono lo sviluppo e l’applicazione di tale tecnologia ritengono che solo così si possa garantire maggior efficienza ed economicità al settore –rendendo marginali gli errori- oltre ad un accesso più semplice ed efficace ai fondi di investimento.

Anche le proiezioni economiche confermano le potenzialità di cui gode la Blockchain. Da quanto è emerso dal World Economic Forum, edizione 2018, si ipotizza che nel giro di otto anni ben il 10% del Pil mondiale sarà prodotto direttamente da attività legate alla Blockchain.

 

4. La personalizzazione per un nuovo rapporto cliente-consulente 

Un particolare trend, che non riguarda l’applicazione di nuove tecnologie, ma interessa particolarmente la fiducia tra risparmiatore e intermediario finanziario è la personalizzazione degli investimenti.

Questo significa impostare il rapporto tra cliente e professionista su basi di maggiore trasparenza e di condivisione delle scelte di investimento. Di tali scelte deve essere pienamente consapevole il risparmiatore, che chiede sempre di più di diventare parte attiva e centrale in tutte le fasi del processo.

Non è più sufficiente fare una profilazione di investimento unicamente sulla base della propensione al rischio, ma occorre anche far emergere e tener conto dei bisogni dei singoli, che ogni attività finanziaria deve puntare a soddisfare. Questo, tra l’altro, può rilevarsi un ottimo modo per recuperare proprio la fiducia degli italiani, che ultimamente è molto bassa.

Gli stessi italiani, infatti, sono stati recentemente interrogati circa l’affidabilità di banche e di istituti fornitrici di servizi bancari o assicurativi e il 39% si è dichiarato più scettico di prima. Per poter fare questo, cioè coinvolgere maggiormente i risparmiatori nelle scelte di investimento, occorre che gli intermediari finanziari tutti investano anche nell’educazione finanziaria dei privati.

 

5. Il risparmio si fa social 

Un modo efficace per fare questo è quello di presidiare i vari social network.

Anche questo, a ben vedere sta diventando un trend che si sta sempre più affermando all’interno dell’industria del risparmio e, in generale, tra gli intermediari finanziari. Le piattaforme social sono, infatti molto utili per comunicare con i propri clienti e creare interesse intorno al tema del risparmio gestito. Ovviamente i social sono solo uno dei tanti touch point che la trasformazione digitale permette di utilizzare per raggiungere i risparmiatori.

Gli esempi, anche italiani, sono davvero tanti. C’è chi preferisce utilizzare un blog aziendale per fornire informazioni aggiuntive oltre a quelle meramente funzionali legate al prodotto; chi, invece, preferisce attivare una newsletter dedicata, con cui raggiungere determinati risparmiatori con contenuti ad hoc.

Tra l’altro, la differenziazione dei contenuti è proprio un vantaggio specifico dei social, che non deve essere sottovalutato, considerato che si può targetizzare in maniera sempre più precisa e chirurgica la platea di riferimento.

Una corretta strategia di marketing digitale, dovrebbe, inoltre, prevedere l’integrazione di diversi canali, dando a ciascuno un ruolo specifico. Per esempio, LinkedIn si può utilizzare per fornire dei contenuti molto specifici e settoriali agli intermediari e operatori finanziari. Invece, Facebook può essere presidiato per raggiungere una platea più ampia di consumatori trasversali.

In entrambi i casi, la società di gestione del risparmio ha il vantaggio di farsi conoscere non parlando solo dei propri servizi e prodotti, ma raggiungendo i propri clienti (attuali o potenziali) con contenuti ingaggianti e rilevanti. Tra l’altro, questo permette alla stessa società di diventare un punto di riferimento per chi si muove all’interno del settore del risparmio gestito, sia che si tratti di un professionista sia che si tratti di un semplice cittadino che vuole investire i propri risparmi.

Così facendo, si può consolidare ulteriormente la fiducia tra la società e tutti questi soggetti, che, come si è visto e si ripete ancora una volta, è alla base di un funzionamento sano e fruttusoso dell’industria del risparmio gestito.

 

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