fbpx
Information, news and best practices covering our industry, company, partners and customers

Le tre marketing buzzword di Settembre

Questo mese, analizziamo tre nuovi termini: retargeting, visual listening e martech.

 

Ormai ci siamo abituati a vedere i nostri vocabolari in rapida evoluzione. Solo lo scorso anno, nello Zingarelli di italiano sono comparsi cinquecento nuovi termini. Alcuni sono più noti, come selfie, emoji, o supercazzola. Altri meno, come svapare (fumare una sigaretta elettronica), disposofobia (l’accaparramento compulsivo di oggetti inutili), o adultità (l’essere adulti).

Come ogni marketer sa bene, il fenomeno della diffusione di neologismi nel nostro settore è ancor più frenetico. Ogni anno arrivano al nostro orecchio decine di parole nuove, quasi sempre mutuate dall’inglese. A volte definiscono pratiche legate a nuove tecnologie, mentre in altri casi descrivono nuovi approcci al marketing. Non di rado, però, le nuove marketing buzzword non sono altro che mode passeggere, destinate a sparire pochi mesi dopo la loro diffusione (chi si ricorda di videofonino o di intertising?). In certi casi, i neologismi non fanno altro che descrivere pratiche già esistenti tornate in auge, semplicemente etichettandole con un nuovo termine.

Insomma, anche se a volte le buzzword non descrivono nulla di davvero nuovo, è importante rimanere aggiornati sui nuovi termini, in modo da saper distinguere chi introduce un concetto davvero innovativo da chi invece vuole solo darsi qualche aria durante un brainstorming.

Per il mese di Settembre, analizziamo tre nuove buzzword: retargeting, visual listening, e martech.

 

Retargeting

Questo termine potrebbe sembrarti nuovo, eppure si riferisce a un meccanismo di cui sei quasi certamente stato vittima più volte. Abbandoni per qualche momento i social network per andare a cercare un prodotto su un sito e-commerce – diciamo una macchina fotografica su Amazon. Dopo un po’ di indecisione, decidi di non comprarla. Torni sul tuo social media preferito e… tra il video di un gattino e un tuo amico che osserva acutamente quanto faccia caldo in estate, ecco ricomparire come per magia la macchina fotografica che, con un po’ di irruenza, sembra dirti: “ma sei proprio sicuro che non mi vuoi?”.

Questo è il retargeting, anche conosciuto come remarketing: la possibilità di alcuni siti web di inserire inserzioni pubblicitarie all’interno di piattaforme digitali – come i social media – sulla base delle tue informazioni personali di navigazione (hai presente i famosi cookie? Servono, anche, a questo).

Si tratta di una tecnica di marketing piuttosto recente, e non priva di limiti. Ad esempio, i nostri smartphone, tablet e laptop non sono (ancora) in grado di percepire con certezza chi stia effettivamente digitando sulla tastiera di un dispositivo per effettuare una ricerca. Ecco, allora, che dopo aver prestato il vostro dispositivo a vostra madre, o al vostro partner, potreste ritrovarvi il news feed di Facebook invaso di prodotti non esattamente in linea con i vostri interessi.

A proposito: avete presente il pulsate “è un regalo?” che compare su molti siti e-commerce – incluso Amazon – prima di concludere un acquisto? No, non si tratta di un gesto di gentilezza per permettervi di inserire un messaggio di auguri per il festeggiato. È piuttosto una subdola strategia che permette al sito di sapere che il prodotto che avete acquistato non è destinato a voi, ma che vi è stato commissionato da una persona terza. E, grazie a questa informazione, il sito non includerà prodotti simili o complementari nei futuri annunci di retargeting che compariranno sul vostro schermo. Geniale, no?

 

Visual listening

Da sempre, per le aziende è fondamentale scoprire trend, bisogni e opinioni sia dei propri clienti attuali, che di quelli potenziali. Questa attività di ascolto passa oggi, naturalmente, soprattutto dai social media: il social listening è infatti un termine che, ormai da diversi anni, si riferisce a un approccio di marketing finalizzato a intercettare informazioni rilevanti su specifici segmenti di popolazione tramite le informazioni personali che gli utenti condividono tramite i vari canali social – ad esempio il consumer sentiment riguardo a un nuovo prodotto.

Quando si parla del più recente concetto di visual listening, invece, ci si riferisce a una pratica molto simile, ma applicata alle immagini. Aziende, brand e agenzie fanno infatti sempre più ricorso a software che permettono di quantificare e analizzare le immagini sparse per il web che ‘parlano’ di brand. Cosa significa? Sui social, si parla anche (soprattutto?) per immagini. Pensiamo specialmente a Instagram, Pinterest, SnapChat, o Tumblr. Se le aziende si limitassero ad analizzare le didascalie delle foto, avrebbero certamente una visione limitata delle reali conversazioni digitali in cui gli utenti si cimentano.

Ecco che Coca Cola, ad esempio, grazie ai più recenti software potrebbe intercettare non solo chiunque pubblichi sui social media la parola chiave “Coca Cola” (e le sue varianti), ma anche chiunque posti una foto con i prodotti Coca Cola, anche se questi non fossero l’oggetto principale della foto. Questo permetterebbe all’azienda dietro la bevanda più famosa del mondo di avere molte più informazioni sulle abitudini di consumo dei propri utenti — ad esempio, vedere che molti utenti associano il brand ad un determinato tipo di cibo, o scoprire che un famoso influencer ha postato una foto di sé mentre indossava una maglietta Coca Cola.

 

Martech

Martech è l’abbreviazione di ‘marketing technology’, ed è il termine più in voga del momento nel mondo del marketing. Solo nel 2016, sono stati spesi 2 miliardi di dollari in martech a livello globale. Ma cos’è, effettivamente, questo martech? Non è forse vero che le tecnologie nel marketing sono sempre esistite?

Le ‘tecnologie per il marketing’, in effetti, non sono nulla di nuovo. Quello che è cambiato è la portata del valore della tecnologia nelle strategie di marketing. Nell’epoca dei big data, la martech sono sempre più importanti per meglio comprendere i clienti attuali e potenziali delle aziende. I marketer sempre di più si rivolgono a fornitori di software per avere accesso a tecnologie di terzi che possano facilitare il proprio lavoro nel rapportarsi e nel gestire i clienti.

In questo senso, la martech può essere considerata come un’evoluzione del CRM (Customer Relationship Management), in quanto consiste nella creazione e gestione di strumenti digitali a disposizione dei marketer per una serie di attività, come ad esempio creare consapevolezza, misurare i risultati di campagne pubblicitarie, o gestire database che raccolgono informazioni sui consumatori.

Il termine martech ricopre una gamma molto ampia di attività di marketing, il cui comune denominatore è l’elemento tecnologico o, più precisamente, digitale. Sotto questo cappello, infatti, possono ricadere sia le piattaforme CRM, che il SEO, gli strumenti di analytics e big data, l’augmented reality, e i servizi di cloud computing.

Insomma, ‘martech’ è uno di quei termini che non introduce un’idea effettivamente nuova, ma che si è reso necessario per riferirsi a una componente sempre più importante all’interno del mondo del marketing.

 

Scopri qui le marketing buzzword del mese scorso.

 

Back to Blog

This site or the third-party tools it uses make use of cookies necessary for their operation and useful for the purposes set out in the Privacy Policy. By navigating the site, scrolling this page or clicking "I agree", you are consenting to the use of cookies. To learn more or disable the use of cookies, consult the Privacy Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close