Quando le regole incontrano la tecnologia: tutto quello che c’è da sapere sul RegTech in Italia

Nel corso della propria attività, ogni azienda deve tenere conto di tanti aspetti diversi, ciascuno fondamentale per costruire e mantenere un business di successo. Uno dei più importanti è ovviamente lo sviluppo tecnologico, che permette di rendere più efficiente il funzionamento interno e offrire prodotti e servizi dall’alto valore aggiunto.

L’evoluzione digitale, inoltre, gioca un ruolo fondamentale per quanto riguarda il grado di competitività di un’azienda. La trasformazione digitale, infatti, ha aumentato la concorrenza tra i vari player di mercato che devono essere capaci di soddisfare i bisogni dei clienti, che sono diventati sempre più esigenti e sempre più “volubili”, in quanto cambiano con molta più facilità brand di riferimento.

D’altro canto, la digitalizzazione ha anche fornito strumenti innovativi ed efficaci per far crescere il proprio business. Per questo sono entrati ormai nel linguaggio comune di chi si occupa di marketing e di chi si trova a dover immaginare una strategia di management aziendale parole quali customer experience, customer journey, strategia omnicanale, customer communication management e così via. Senza la trasformazione digitale tutte queste parole o non esisterebbero proprio o non avrebbero il peso fondamentale che hanno per ogni impresa che voglia stare al passo con i tempi.

C’è però una parola che spesso viene poco considerata nonostante abbia un grande peso, soprattutto alla luce dei grandi cambiamenti che la digitalizzazione ha comportato in tutti i settori economici.

 

Quando le regole incontrano la tecnologia: il RegTech in Italia

Si sta facendo riferimento al RegTech, che è un neologismo frutto di una crasi tra altre due parole inglesi: regulation e technology.

Ma cosa si intende con un termine del genere e cosa c’entra con la trasformazione digitale delle aziende? Rispondere a questa domanda non è facile, perché anche sulla definizione di questo concetto non c’è una visione completamente unitaria.

La prima ad introdurre questa espressione è stata la Financial Conduct Authority (il cui acronimo è FCA), che è il principale organo di controllo del mercato finanziario del Regno Unito, che ha il potere di regolare il mercato dei prodotti finanziari inglesi, stabilendo degli standard minimi a cui tutte le imprese devono attenersi e di ordinare l’immediata rimozione dal mercato di prodotti o servizi che possano indurre in inganno o in errore il consumatore finale.

Nel 2015, la FCA lancia una consultazione pubblica che ha come tema “Supporting the development and adoption of RegTech” (Sostenere lo sviluppo e l’adozione di soluzioni RegTech), di cui successivamente pubblica i risultati concludendo che il Regtech sia “un sottoinsieme del Fintech che si concentra su tecnologie che possono facilitare l’erogazione di requisiti normativi in modo più efficiente ed efficace di quanto già succeda”.

Secondo questa definizione, dunque, il RegTech sarebbe una “branca” del Fintech, al pari dell’Insurtech, che a sua volta riguarda l’integrazione delle tecnologie digitali nel settore delle assicurazioni.

Secondo un’altra interpretazione, invece, il RegTech sarebbe un settore distinto ed autonomo rispetto agli altri dal momento che riguarda aspetti della vita e dell’organizzazione delle aziende ben distinte e non necessariamente legati ai temi amministrativi e finanziari.

Indipendentemente dal fatto di aderire alla prima interpretazione piuttosto che alla seconda, la sostanza resta: il RegTech è l’incontro tra la regolamentazione e la tecnologia, che viene utilizzata a supporto delle procedure di reportistica, di adeguamento, di conformità e rispetto di norme e regolamenti interni alle aziende.

 

2019: l’anno chiave per un settore troppo a lungo sottovalutato

Sebbene tale settore sia stato spesso sottovalutato, negli ultimi anni esso ha acquistato sempre maggior rilevanza in tutti i Paesi industrializzati.

L’aveva previsto nel 2018 Accenture, secondo cui gli investimenti in compliance sarebbero stati destinati a crescere in modo incessante, arrivando addirittura a raddoppiare rispetto all’anno precedente e tali previsioni sono state ampiamente confermate.

Sempre secondo Accenture, infatti, il 2019 rappresenta l’anno chiave per una crescita irresistibile di tutto il settore. Se, infatti, nel 2018 il valore di mercato del segmento RegTech ammontava a 2.3 miliardi di dollari, la prospettiva è quella di vederlo superare i 7 miliardi di dollari entro il 2023, con un tasso di crescita composta annua del 25.4% nei i prossimi cinque anni.

A confermare questa crescente attenzione per il settore del RegTech c’è anche un altro dato: è sempre maggiore la richiesta di professionisti specializzati in questa materia. Questo non si limita solo alle start-up e alle aziende maggiormente orientate alla digitalizzazione, ma riguarda anche le banche e gli istituti di credito tradizionali, che si sono trovate a loro volta a dover far fronte alla trasformazione digitale e ai nuovi requisiti previsti dalle nuove normative europee.

 

I fattori di crescita del RegTech in Italia

Ma cosa rende il 2019 un anno chiave per la crescita del RegTech in Italia? In realtà è possibile individuare tre motivi diversi, che a ben vedere sono collegati gli uni agli altri.

Il primo fattore è che le banche continuano a spendere molto (troppo) in ambito di compliance per soddisfare, ad esempio, tutti i requisiti normativi previsti contro il riciclaggio di denaro o per svolgere programmi approfonditi di due diligence nei confronti dei clienti. Il RegTech si mostra, in questo senso, di grande aiuto, poiché permette di ridurre sensibilmente tali costi, rendendo più veloci ed efficienti i procedimenti di controllo.

Si prenda il caso della compliance in materia di antiriciclaggio di denaro: in questo ambito, le soluzioni RegTech permettono di diminuire il numero di falsi positivi nel corso dell’analisi, dando modo agli esperti di compliance e di rischio aziendale di concentrarsi su questioni davvero rilevanti per l’azienda.

Il secondo aspetto che pone il RegTech in Italia sulla rampa di lancio nel 2019 è il fatto che le soluzioni che esso offre sono più adattabili ed elastiche di quanto si possa pensare. In particolare, le aziende di servizi finanziari hanno scoperto di poter ottenere notevoli benefici dall’utilizzo di dette soluzioni anche al di fuori del campo della compliance.

Ad esempio, sono state usate le soluzioni RegTech basate sull’automazione, l’intelligenza artificiale, l’analytics e altre tecnologie innovative per la gestione di alcune problematiche non-compliance come la raccolta e la conservazione di fatture inevase e la creazione di un più puntuale ed efficiente sistema di fatturazione.

Il terzo elemento è che rende il RegTech in Italia un settore così attraente ed irrinunciabile per le aziende è che in questi anni le normative e gli adempimenti richiesti alle aziende sono cresciuti in maniera costante. Basti pensare a tutte le direttive e i regolamenti emanati recentemente, dalla privacy, alla sicurezza dei pagamenti bancari digitali, passando per la regolamentazione dei servizi e dei mercati finanziari.

Operare nel rispetto di tutte queste leggi è fondamentale per la crescita corretta del proprio business, ma spesso vuol dire tanta burocrazia, tanti documenti e tante scadenze da dover rispettare. Le soluzioni RegTech, in questo senso, permettono alle aziende di essere più precise e puntuali, potendo così risparmiare risorse preziose da impiegare in modi più proficui.

Non dimentichiamo, poi, che essere puntuali, precisi ed in ordine con tutti gli adempimenti non solo evita all’azienda stessa di incorrere in multe o in altre sanzioni anche più gravi (le quali rappresentano, comunque, un costo che grava a fine anno sui bilanci aziendali), ma spesso costituisce una condizione necessaria per poter svolgere determinate attività.

 

Dalla teoria alla pratica: come di concretizzano le soluzioni RegTech? 

A ben vedere, le soluzioni offerte dal RegTech in Italia si basano su tutte le principali innovazioni che sono messe a disposizione dalla trasformazione digitale. Si è detto, infatti, che il RegTech è l’incontro tra la regolamentazione e la tecnologia e, per questo, è naturale che esso si serva di tutte le principali innovazioni messe a disposizione dalla tecnica:  machine learning, intelligenza artificiale, analisi dei big data, predictive analytics, blockchain e tanto altro ancora.

Questo, ovviamente, permette di fornire servizi che sono in grado di coprire una vasta gamma di bisogni e di richieste.

Il RegTech in Italia, in particolare, aiuta a svolgere in modo più efficiente questa serie di task: l’aggregazione e la gestione di varie tipologie di rischio in modo più efficace e coerente; l’individuazione e l’interpretazione di norme regolamentari rilevanti e le modifiche operate nel tempo alle stesse; la supervisione dell’operatività di una società così da assicurarne la conformità  rispetto alla normativa vigente; il controllo di tutte le operazioni di pagamento con finalità antifrode; l’implementazione di sistemi di anti-riciclaggio e di lotta al finanziamento del terrorismo; il compimento di verifiche circa l’identità della clientela; l’aggiornamento di tutti i manuali relativi alla compliance aziendale e tanto altro ancora.

In questo senso, dunque, anche il RegTech dimostra come la trasformazione digitale, se correttamente sfruttata, possa dare un notevole impulso alle imprese, rendendo più efficiente l’organizzazione interna e, nello stesso tempo, aumentando la competitività dell’azienda stessa, andando ad intervenire su aspetti che non riguardano direttamente l’attività produttiva.

Tutto questo, ovviamente, si realizza solo se le soluzioni RegTech presentano delle specifiche caratteristiche che le rendono decisive in termini di miglioramento dell’organizzazione interna del business.

Le 5 caratteristiche principali del RegTech

Implementare soluzioni RegTech qualsiasi all’interno della propria attività non basta: è solo l’inizio e rappresenta una condizione necessaria ma non sufficiente per vedere dei risultati positivi per la propria azienda. Il successo di una strategia che preveda l’utilizzo del RegTech dipende anche dalla scelta di quali soluzioni adottare, ma di cosa bisogna tener conto quando ci si trova a dover scegliere?

  1. Come prima cosa, il set di soluzioni RegTech deve essere agile: deve, cioè, essere in grado, partendo da un insieme di informazioni disorganizzate e interconnesse, di separarle e riorganizzarle secondo dei cluster specifici e coerenti impiegando delle tecnologie ad hoc.
  2. La seconda caratteristica da considerare quando si valuta l’adozione di un sistema di RegTech all’interno della propria impresa è la velocità. Le soluzioni di gestione e verifica della compliance devono poter essere implementate rapidamente, in modo tale da ridurre al minimo il tempo necessario a raggiungere il massimo utilizzo della risorsa tecnologica. Non solo. La velocità è essenziale anche durante l’uso quotidiano delle soluzioni RegTech: l’estrazione, la trasformazione e il caricamento dei dati deve poter essere fatta in poco tempo, così da permettere rapidamente la configurazione e la creazione di report e facilitare il rispetto e la calendarizzazione di obblighi e scadenze.
  3. La terza caratteristica fondamentale che deve avere un set di soluzioni RegTech per incidere positivamente sull’organizzazione ed il funzionamento di un’azienda è l’adattabilità. Indipendentemente dalla struttura dell’impresa e dall’ecosistema digitale che la stessa utilizza per i propri processi interni, i software dedicati alla gestione automatizzata della compliance devono essere capaci di integrarsi e funzionare perfettamente senza bisogni di spese aggiuntive.
  4. Non da ultimo, i software di RegTech implementati devono permettere una gestione efficace e sicura dei big data, in modo tale da renderli intellegibili e adoperabili per migliorare il proprio business. In questo senso, è fondamentale che le soluzioni RegTech adottate si servano di specifiche tecnologie come, ad esempio, il cloud che garantisce agli addetti ai lavori la possibilità di gestire e lavorare su dati sottoposti a backup. Il cloud, infatti, comporta una serie di vantaggi notevoli. Il principale è, ovviamente, quello che riguarda il costo dal momento che le imprese pagano solo ciò che di fatto utilizzano; secondariamente la tecnologia cloud assicura una notevole flessibilità dando la possibilità di personalizzare il controllo dei dati; il terzo vantaggio riguarda la scalabilità di tali soluzioni, che possono essere modificate a seconda dell’utilizzo aggiungendo o rimuovendo facilmente le funzionalità a disposizione.
  5. Infine, i sistemi RegTech che si appoggiano a tecnologie cloud garantiscono livello di affidabilità e sicurezza decisamente elevato, poiché mantengono accessibili i dati praticamente sempre, anche in caso di improvviso shut down del sistema, oltre a renderli criptati durante il trasferimento.

 

In conclusione, possiamo asserire che il RegTech è sicuramente un mercato di nicchia, un segmento molto specifico e tecnico di un mercato più ampio che è il Fintech. Questo però non deve trarre in inganno. Tale settore, infatti, è destinato a diventare sempre più strategico in futuro.

L’apertura dei mercati finanziari portata avanti dal legislatore europeo con l’emanazione, ad esempio, della Direttiva 2366/2015 e con la diffusione del modello di Open Banking, incentiva una sempre maggior collaborazione tra player digitalmente avanzati e imprese tradizionali anche nell’ottica di gestire in modo più efficiente la compliance aziendale.

In questo senso, non è un caso che, come osservato da PWC, il numero di start-up che si occupano di RegTech siano arrivate nel giro di soli 2 anni (dal 2017 al 2019) a rappresentare il 5% dell’intero settore Fintech. A ben vedere, anche questa è una conseguenza della trasformazione digitale. Sempre più aziende, dovendosi affacciare sul mercato digitale hanno bisogno del supporto di società le cui competenze tecnologiche siano funzionali ad essere in regola con le diverse normative e a comprendere come le regolamentazioni possano essere usate per rendere più efficienti le stesse organizzazioni aziendali.

In sostanza: mercato nuovo, regole nuove, ma questo significa anche nuovo know how da acquisire o da acquistare sul mercato. Anche per questo il RegTech in Italia è legato a doppio filo alla digitalizzazione dell’economia. Se si comprende questo, si capisce anche perché tale segmento di mercato è destinato a diventare sempre più rilevante e a portare, a sua volta, dei cambiamenti anche radicali nel modo di fare business delle imprese più tradizionali.