Dentisti ed emergenza Covid-19: l’assistenza si fa video

Dentisti e Covid-19: L’emergenza sanitaria attuale ha messo gli studi dentistici davanti ad una evidenza: occorre cambiare il modo di fornire i propri servizi, introducendo nel processo il cosiddetto triage telefonico, necessario ma non sempre funzionale. E se la soluzione arrivasse attraverso un video?

L’emergenza Covid-19, non ancora del tutto rientrata, sta cambiando e cambierà per lungo tempo il nostro modo di fare le cose. Anche le azioni più semplici, infatti, verranno radicalmente modificate per garantire la sicurezza di tutti i cittadini. Basti pensare alle tante misure di distanziamento sociale di cui ancora si sta discutendo e che avranno un impatto notevole su molti scomparti dell’economia: dal turismo, al retail fino ai trasporti, sia pubblici che privati.

Tra tutti, un settore che non deve essere dimenticato è quello che riguarda la cura della persona: studi medici, cliniche specializzate, daily surgery e così via. Quando, infatti, si parla di medici vittime del Coronavirus, troppo spesso ci si dimentica che ad essere soggetti sensibili non sono soltanto coloro che lavorano quotidianamente in reparti Covid-19 e nelle varie rianimazioni. Al contrario, ci sono tantissimi operatori del settore sanitario che hanno abitualmente a che fare con pazienti e che quindi si trovano potenzialmente in una situazione di rischio.

L’obiettivo primario è quello, dunque, di garantire la massima continuità di tutti questi servizi alla persona senza però mettere a repentaglio la salute dei professionisti stessi. Ma come si può fare ad ottenere questo risultato, considerato che il contatto diretto tra medico e paziente è praticamente inevitabile?

 

Intervenire prima per essere più sicuri dopo

È chiaro che se non si può intervenire nella fase della prestazione in quanto tale, occorre agire su altri momenti, che restano ugualmente chiave. Uno di questi è la fase preliminare, quella cioè in cui il paziente non è ancora arrivato presso la struttura. Se, infatti, si ottiene il risultato di far giungere i pazienti in piena sicurezza, il rischio di infezione si abbassa notevolmente. Ma concretamente questo in cosa si traduce?

Una soluzione particolarmente raccomandata è il cosiddetto triage a distanza.

Prima di esplorare questo tipo di modalità nel dettaglio, diamo qualche definizione. Secondo quanto riportato dall’Enciclopedia Treccani, con il termine triage si intende il metodo di valutazione e selezione immediata usato per assegnare il grado di priorità del trattamento quando si è in presenza di molti pazienti, oppure quando si è in presenza di un’emergenza extraospedaliera e si deve valutare la gravità delle condizioni cliniche del paziente”.

In altre parole è un processo basato sul monitoraggio dei parametri vitali del paziente da parte del personale infermieristico esperto e specificamente formato a valutare i segni e i sintomi del paziente, identificando le condizioni potenzialmente pericolose per la vita e, di conseguenza, ad attribuire un codice di gravità al fine di stabilire le priorità di accesso alla visita medica.

Solitamente, questo tipo di procedure si svolge all’interno delle aree di pronto soccorso – accettazione per regolare al meglio i turni e gli accessi dentro la struttura. In generale, l’attività di triage si divide in tre diverse fasi:

  1. La prima è quella dell’accoglienza, in cui il paziente viene registrato e monitorato tramite la raccolta di dati e informazioni nonché il rilevamento dei parametri vitali.
  2. La seconda fase è quella dell’assegnazione di un codice specifico in base alla gravità della situazione; da qui in poi avviene lo smistamento vero e proprio.
  3. Infine, terza ed ultima fase è la gestione dell’attesa, durante la quale si prosegue il monitoraggio del paziente anche per valutare periodicamente la congruità dei codici colore assegnati.

 

Come il Covid-19 cambia il triage

Appare chiaro che questo tipo di procedura coinvolge direttamente lo staff sanitario, che deve svolgere tutta una serie di operazioni a stretto contatto con il paziente.

Proprio per evitare o comunque ridurre questo tipo di contatto, già ad inizio dell’emergenza sanitaria la protezione civile ha dato indicazioni per svolgere un triage telefonico con la collaborazione dei medici di famiglia (salute.gov.it).

Sul sito del Ministero della Salute si legge infatti che “per evitare che si possano moltiplicare le occasioni di contagio riteniamo sia doveroso per i colleghi della medicina generale aumentare la disponibilità telefonica ai pazienti che presentano sintomi influenzali così da evitare il più possibile che questi stessi pazienti debbano recarsi personalmente presso gli studi sul territorio o nei servizi sanitari […]”.

Questo approccio, che allora si è limitato al coinvolgimento dei medici di famiglia, con il passare del tempo e la progressiva “normalizzazione” della situazione, è stato adottato anche da altre categorie di professionisti della salute, come ad esempio i medici odontoiatri.

È, infatti, di pochi giorni fa l’emanazione da parte dell’ANDI – Associazione Nazionale Dentisti Italiani – di un documento contenente tutte le indicazioni operative per il ripristino delle attività delle cliniche dentistiche durante questa nuova fase 2 della pandemia, dal momento che una grande quantità di visite odontoiatriche sono state annullate o ritardate a seguito dell’emergenza (insalutenews.it).

 

Dentisti e Covid-19: le misure per riaprire le cliniche odontoiatriche 

Preventivamente, è bene sottolineare che questo tipo di indicazioni non sono volte soltanto a gestire un’emergenza e quindi a regolare gli accessi, ma hanno lo scopo di consentire lo svolgimento in sicurezza delle prestazioni professionali. Per questa ragione, le medesime indicazioni hanno un perimetro molto più ampio rispetto al semplice triage telefonico, che pure è presente e, anzi, costituisce la fase “decisiva” rispetto a tutte le altre. Ma andiamo con ordine.

Come si è detto, la prima fase è quella di un triage telefonico, in cui il professionista ha un ruolo fondamentale perché deve essere capace anche solo tramite un colloquio di capire la situazione del paziente e di prendere la decisione giusta, come ha dichiarato Mario Bussi, primario di Otorinolaringoiatria dell’ospedale San Raffaele di Milano e Presidente della Società Italiana di Otorinolaringoiatri. “Il rapporto diretto è fondamentale: il medico, infatti, deve anche dissuadere tutti i pazienti che possono fare a meno della visita, dando consigli per risolvere almeno temporaneamente a domicilio le patologie” ha dichiarato il primario.

Ma, materialmente, come deve avvenire questo triage?

La struttura è quella del questionario telefonico, in cui vengono poste alcune domande per capire quale è la situazione del paziente. Ad esempio, se negli ultimi 14 giorno ha fatto viaggi in aree a rischio, se negli ultimi 14 giorni è entrato in contatto con persone in quarantena o se negli ultimi 14 giorni ha presentato sintomi quali febbre, congiuntivite, difficoltà respiratorie, diarrea o sindrome influenzale.

Nel caso in cui anche solo una di questo domande abbia risposta affermativa, la visita deve essere rimandata per un periodo di salvaguardia, durante il quale il paziente non va tuttavia lasciato solo, ma monitorato telefonicamente per verificarne gli sviluppi della sua condizione.

E in caso di esito negativo cosa accade?

Anche in questo caso è interessante osservare quanto è stato stabilito per il settore dentistico, in particolare dall’AIO, ovvero l’Associazione Italiana Odontoiatri, che di recente ha pubblicato un decalogo di buone norme per evitare la diffusione del contagio, prendendo spunto proprio dalle indicazioni fornite in precedenza dall’ANDI e dalla Commissione Nazionale Albo Odontoiatri (odontoiatria33.it).

Tra le varie disposizioni c’è quella che riguarda la sala d’attesa, che deve sostanzialmente sparire: per questo, si consiglia l’organizzazione di appuntamenti per evitare che più di una persona alla volta faccia anticamera. Anche perché, in questo modo, si riduce drasticamente il “rischio” che i pazienti tocchino oggetti o superfici all’interno dello studio.

Per la stessa ragione è previsto che gli operatori presenti all’interno della struttura siano istruiti circa l’uso e lo smaltimento dei DPI (i dispositivi di protezione individuale, come guanti, mascherina e copricapo) e che li indossino per tutto il tempo in cui si trovano all’interno dello studio, anche per lo svolgimento delle operazioni di contabilità.

In questo senso, potrebbe essere chiesto uno sforzo anche ai pazienti stessi, a cui, una volta entrati, deve essere ricontrollata la temperatura e vanno forniti materiali di protezione usa e getta oltre ad una borsa monouso in cui porre tutti gli oggetti di proprietà, che, al termine della seduta, il paziente avrà cura di portare via con sé senza svuotare.

 

Anche la trasformazione digitale può contribuire 

È chiaro, però, che la chiave di tutta la procedura è proprio il triage telefonico, il cui corretto completamento è la premessa stessa di tutte le misure successive che rischiano di risultare non del tutto efficaci se non si è in grado di individuare un soggetto potenzialmente affetto da Covid-19. Per questo, è necessario farlo nel modo più efficace possibile. In questo senso il ruolo del professionista sarà fondamentale, come si è detto sopra.

Tuttavia, una responsabilità del genere non è di certo facile da gestire, soprattutto in un momento in cui ritmi ed orari di lavoro dovranno essere rivisti, sottoponendo tutti gli operatori ad uno stress notevole accompagnato ad un aumento della complessità delle prestazioni.

C’è allora un modo per non far ricadere “il peso” del triage sui professionisti senza, per questo, sacrificare l’affidabilità del risultato?

Una risposta potrebbe venire proprio dalla trasformazione digitale attraverso l’implementazione di soluzioni legate alla telemedicina (larepubblica.it).

Un esempio ci arriva direttamente dagli Stati Uniti, Paese che ora più che mai si trova stretto nell’emergenza. Il caso in questione riguarda nientemeno che Google, il quale è sceso in campo contro il Covid-19 sviluppando due siti: il primo nazionale per rispondere alle domande degli americani relative all’epidemia e il secondo pensato per offrire un servizio di screening a distanza e per dare indicazioni su come fare i test.

Quello che più ci interessa è ovviamente il secondo. Si tratta, infatti, di un sito realizzato da Verily che fornisce a tutti gli utenti la possibilità di svolgere una sorta di triage digitale, alla conclusione del quale, se si è risultati a rischio di infezione, si viene indirizzati nel luogo migliore in cui svolgere il testo vero e proprio, ricevendo tutte le informazioni necessarie via email.

È possibile, in Italia, realizzare qualcosa del genere?

 

Il triage diventa video (personalizzabile)

Sebbene nel nostro Paese non ci sia ancora nessun’azienda della potenza di fuoco di Google che ha investito in un progetto simile, ci sono però delle soluzioni alternative altrettanto interessanti. Una di queste possono essere, senza dubbio, i video personalizzati messi a disposizione da Doxee. Di cosa si tratta esattamente?

Doxee Pvideo® è dedicato alla creazione e alla distribuzione di video personalizzati, basati sui dati di ciascun destinatario. Questo significa che ogni utente, o ogni paziente in questo caso, può essere raggiunto da un video in cui tutti gli elementi (dalla grafica, ai testi, all’audio) sono perfettamente ritagliati su di lui e sulla sua situazione.

Magari l’invio può avvenire proprio pochi giorni prima della visita stabilita e il video può rivolgersi al paziente stesso ricordandogli l’appuntamento e invitandolo a compiere un breve questionario simile a quello che avrebbe invece dovuto svolgere al telefono, direttamente all’interno del video.

Questo è possibile grazie al fatto che i video personalizzati di Doxee offrono una narrazione personalizzata, tramite la Dynamic Storyboard, che è una funzione particolare che permette di mostrare o nascondere singole scene in funzione del profilo del destinatario, adattando la narrazione alle sue caratteristiche.

Tra l’altro, Doxee Pvideo® garantisce anche la possibilità di integrare degli strumenti di interazione veri e propri, che permettono all’utente di svolgere diverse azioni rimanendo sempre all’interno del video, per cui non solo sarebbe possibile trasformare il triage telefonico in un triage digitale, ma questo avverrebbe all’interno di un contenuto visivo decisamente accattivante.

E questo sarebbe solo uno dei vantaggi derivanti dall’impiego di tela strumento da parte di uno studio odontoiatrico.

Un altro vantaggio è che una comunicazione di questo tipo, innovativa e nello stesso tempo efficace e coinvolgente, migliora immediatamente il rapporto con i propri pazienti, che si sentono seguiti e, di conseguenza, sono portati ad avere ancora maggior fiducia nei confronti di una struttura che si impegna per fornire loro un servizio sicuro e su misura. Questo, ovviamente, ha un impatto largamente positivo sulla reputazione dello studio e, di conseguenza, sulla capacità dello stesso di attirare nuovi clienti e di fidelizzare in modo ancora più forte quelli già acquisiti.

A ciò, poi, si aggiunga il fatto che contattare in questo modo i propri pazienti rende la comunicazione più ordinata e tracciabile e ne facilità la gestione da parte di tutti i professionisti, facendo risparmiare tempo ed energie.

Non solo. La maggior tracciabilità offerta da tale strumento è un aspetto chiave, poiché permette di monitorare tutti i propri pazienti, creando un vero e proprio database di informazioni che si può costantemente aggiornare, a vantaggio della salute degli operatori e dei pazienti nonché della sicurezza del proprio posto di lavoro.

 

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