Lo scorso 15 giugno si è tenuto il consueto Convegno promosso dall’Osservatorio Digital B2B (Politecnico di Milano), quest’anno dal titolo “B2B: fisicamente lontani, digitalmente vicini”: un titolo quanto mai eloquente e appropriato.

Le difficoltà e le contingenze straordinarie di quest’ultimo anno ci hanno portato, in qualità di imprese e in qualità di cittadini, a fare di necessità virtù, mostrandoci in modo estremamente evidente come il digitale sia ormai diventato non un semplice alleato, ma una componente imprescindibile di ogni attività. Sono stati gli strumenti e le tecnologie digitali a rappresentare, in quest’ultimo periodo, l’ancora di salvezza che ci ha consentito di portare avanti i nostri rapporti di lavoro e personali, anche se secondo modalità per certi aspetti nuove, come è stato ampiamente rilevato anche durante il Convegno.  

 

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I temi affrontati dal Convegno  

Sono stati quattro i temi affrontati durante il Convegno, diretti ad analizzare alcuni degli aspetti legati alla digitalizzazione dei processi nel B2B che nell’ultimo anno hanno avuto maggiore rilevanza. Sono stati analizzati gli ambiti dell’ecommerce B2B, le applicazioni di soluzioni di RPA e intelligenza artificiale ai processi di supply chain, la customer experience nel B2B e, naturalmente, lo stato dell’arte rispetto ai progetti legati alla fatturazione elettronica in Italia e in Europa e a NSO.  

L’approccio, dunque, ha consentito di affrontare il tema della digitalizzazione dei processi da diversi punti di vista, evidenziando come si tratti di un argomento non relegato ad uno specifico settore, bensì trasversale e applicabile a molteplici ambiti e secondo molteplici declinazioni.  

Lo avevamo già intuito, ma i dati rilevati dall’Osservatorio lo hanno ampiamente confermato: le imprese che sono state in grado di uscire dalla loro comfort zone e approcciarsi in modo proattivo alle possibilità offerte dal digitale, sono state quelle che meglio hanno incassato il colpo inferto dalla crisi provocata dall’emergenza pandemica. Nello scenario italiano, questo approccio è stato spesso veicolato anche dall’esigenza di rispondere a nuovi obblighi normativi, come l’introduzione dell’ordine elettronico NSO, ma ciò non sminuisce il valore del risultato raggiunto. 

Ecco che, allora, proprio la crisi pandemica e le sue conseguenze potrebbero rappresentare la spinta decisiva per quelle aziende e quei Paesi che finora hanno dimostrato meno slancio di altri verso processi di innovazione digitale e fatturazione elettronica.  

In effetti, il 38,5% delle imprese italiane ha dichiarato di avere l’intenzione di investire entro il 2022 in strumenti e tecnologie per il digitale, tra cui spiccano le soluzioni per l’automazione dei processi (16%), seguite dalle tecnologie blockchain e di intelligenza artificiale e dagli strumenti per il monitoraggio della filiera (rispettivamente 13,8% e 13,1%).  

Entriamo a questo punto nel vivo del tema che, su tutti, ci interessa maggiormente in questa sede: quello dello sviluppo della fatturazione elettronica in Europa, per capire qual è la situazione attuale e quali sono le principali novità che ci dobbiamo aspettare nel prossimo futuro. 

 

Fatturazione elettronica in Europa: lo stato dell’arte 

Innanzitutto, è utile richiamare velocemente l’aspetto normativo, ricordando che a livello europeo la normativa a cui fare riferimento quando si tratta di fatturazione elettronica è la direttiva EN 2014/55. Questa direttiva UE ha introdotto per tutte le amministrazioni pubbliche l’obbligo di essere in grado di ricevere e gestire le fatture elettroniche redatte nei formati conformi allo standard europeo EN 16391, vale a dire i formati XML UBL e CII. In base alle scadenze definite dalla direttiva, le amministrazioni degli enti pubblici centrali hanno avuto tempo per adeguarsi fino al 2019, mentre gli enti pubblici locali hanno avuto un anno di tempo in più, con il termine fissato al 18 aprile 2020. 

Ad oggi, quindi, i paesi membri sono sostanzialmente allineati a questa direttiva e alcuni hanno già compiuto ulteriori passi, o stanno progettando di intraprenderli, avendo potuto osservare i vantaggi apportati dalla digitalizzazione dei processi aziendali in generale e dall’introduzione della fattura elettronica, in particolare.  

Secondo le informazioni a disposizione, alcuni Paesi sono già andati oltre le disposizioni della direttiva, introducendo l’obbligo di fatturazione elettronica in ambito B2G: tra questi, ricordiamo ad esempio Francia, Austria, Germania, Svezia e Olanda. Inoltre, alcuni di questi Paesi, tra cui Francia e Germania, prevedono anche la conservazione obbligatoria delle fatture in formato digitale, proprio come accade nel nostro Paese.  

Al momento, invece, resta una peculiarità tutta italiana l’obbligo che vincola tutte (o quasi) le imprese italiane all’utilizzo della fattura elettronica anche in ambito B2B. Ricordiamo, infatti, che l’Italia ha dovuto ottenere dalla Commissione europea una specifica deroga rispetto alla normativa che disciplina il settore IVA (direttiva europea 2006/112), per poter estendere al settore B2B l’obbligo in materia di fatturazione elettronica.  

Presto, tuttavia, altri Paesi europei potrebbero imboccare questa stessa strada. 

 

Nuovi obblighi all’orizzonte? 

In base ai dati raccolti, la diffusione della fatturazione elettronica in Europa potrebbe presto subire un’accelerazione, poiché sono sempre di più gli Stati membri che stanno pensando di introdurre l’obbligo per tutte le imprese di utilizzare esclusivamente la fattura elettronica nelle loro transazioni con gli enti della pubblica amministrazione. Condividono questa linea di pensiero ad esempio Slovenia, Belgio, Lussemburgo, Polonia e Finlandia.  

Oltre a questo, per molti Paesi potrebbe presto diventare realtà anche l’obbligo di digitalizzare i processi di fatturazione anche nelle transazioni tra private. Su tutti, spicca naturalmente la Francia, che ha già delineato e condiviso una roadmap strutturata rispetto all’implementazione dell’obbligo.

Nell’arco di tre anni, attraverso una serie di step progressivi, tutte le imprese francesi dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni. Stando a quanto dichiarato, l’abbandono della fattura analogica a favore di quella elettronica dovrà iniziare a partire dal 2023, per concludersi poi nel 2025, in un percorso che coinvolgerà gradualmente tutte le imprese in ragione della loro dimensione, dalle più grandi alle più piccole. Restano invece ancora da chiarire in modo definitivo i dettagli più tecnici del processo, che certamente verranno resi noti prossimamente.  

Non solo la Francia, ma anche altri Stati membri hanno dichiarato che l’introduzione dell’obbligo B2B è uno dei prossimi obiettivi da realizzare. Pur senza aver ancora delineato e diffuso una roadmap precisa, molti Paesi stanno portando avanti le analisi preliminari necessarie per introdurre l’obbligo B2B rispetto ai propri rispettivi contesti nazionali. Condividono questa posizione Stati come Germania, Belgio, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Finlandia. Chiaramente, sarà necessario analizzare come ognuna di queste realtà nazionali deciderà di affrontare materialmente la transizione, dal punto di vista organizzativo e tecnico.  

 

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I benefici della fattura elettronica: cosa ci dicono i dati dell’Osservatorio? 

L’implementazione della fatturazione elettronica in Europa, a livello sempre più diffuso e capillare, è uno degli step fondamentali per la creazione di un Mercato Unico Europeo pienamente operativo e funzionale.  

Anche se restano ancora molte barriere da abbattere per arrivare a questo obiettivo, è possibile già apprezzare molti dei benefici che l’introduzione della fattura elettronica ha portato con sé, e che rappresentano un incentivo per quelle realtà che ancora non la utilizzano in modo massivo e diffuso.  

Le ricerche condotte dall’Osservatorio del Politecnico di Milano hanno rilevato, ad esempio, che nel 43% dei Paesi coinvolti nella ricerca e in cui la fatturazione elettronica B2G è già in uso, le aziende coinvolte hanno osservato una riduzione delle spese di gestione, accompagnate nel 14% dei casi da un maggiore controllo e una migliore pianificazione rispetto ai processi interessati.  Inoltre, come è stato possibile constatare anche nell’esperienza italiana, la fatturazione elettronica consente un controllo più capillare rispetto alle transazioni e all’adempimento agli obblighi fiscali, e si è dimostrata un valido strumento nella lotta all’evasione fiscale.  

Proprio l’aspettativa di ottenere una serie di benefici, su più livelli, funge da incentivo per i Paesi europei e alimenta le iniziative destinate a favorire l’introduzione della fatturazione elettronica.  

I Paesi interpellati dall’Osservatorio nel corso delle survey condotte hanno dichiarato che dall’introduzione dell’obbligo si aspettano di ottenere soprattutto i seguenti benefici:  

  • una riduzione dell’evasione fiscale e un aumento del gettito IVA, con conseguente riduzione del cosiddetto VAT gap;  
  • favorire la digitalizzazione di imprese e pubbliche amministrazioni, utilizzando i processi di fatturazione elettronica come una sort di apripista; 
  • favorire la semplificazione dei processi amministrativi e fiscali. 

 

Quali strumenti al servizio della fatturazione elettronica in Europa? 

 La possibilità di scambiarsi documenti commerciali attraverso formati e canali condivisi è indispensabile per abbattere le barriere tra i mercati e agevolare le transazioni tra operatori economici ed enti pubblici su tutto il territorio dell’Unione. Da questo punto di vista, l’utilizzo del formato standardizzato per la Fattura elettronica europea e di strumenti quali la rete PEPPOL rappresentano certamente un passo nella direzione giusta e uno valido supporto per Paesi e aziende. 

Il lavoro svolto finora dall’Unione Europea e dagli Stati membri ha consentito di mettere a punto standard, formati, buone pratiche e strumenti condivisi proprio per agevolare la collaborazione tra gli Stati. La direttiva 2014/55, che abbiamo già ricordato, vuole proprio fornire un formato europeo per la fattura elettronica, allo scopo di uniformare e allineare maggiormente i Paesi membri, favorendo la collaborazione.  

Nella stessa direzione va il progetto PEPPOL, che abbiamo ricordato più volte nei nostri contributi. L’architettura PEPPOL, sviluppata dall’associazione OpenPEPPOL e con il contributo dei singoli Stati, mira a fornire strumenti idonei a facilitare le procedure di eProcurement a livello crossborder, fornendo anche supporto ai governi e alle aziende.  

Negli anni, l’adesione a PEPPOL è andata sempre più crescendo, anche se tra i vari Stati europei si notano ancora livello di utilizzo e di maturità molto disomogenei. La realtà di PEPPOL, dunque, è sì conosciuta ma evidentemente non ancora del tutto esplorata. Tuttavia, esistono tutte le premesse per far sì che PEPPOL si trasformi in uno strumento di sempre più largo utilizzo, agevolando la collaborazione tra Stati, imprese e pubbliche amministrazioni.   

 

L’obbligo normativo, un driver infallibile 

Dalle indagini condotte dall’Osservatorio emerge, tuttavia, una ulteriore costante, un elemento che è già stato constatato in diverse occasioni e che viene ulteriormente confermato: il vero motore, l’incentivo più potente alla digitalizzazione massiva dei processi si conferma essere l’introduzione di un obbligo normativo.  

Come è stato osservato rispetto al contesto italiano, è stato proprio l’obbligo normativo rispetto alla fattura elettronica, prima, e all’ordine elettronico NSO poi, a determinare un vero e proprio boom nell’implementazione di processi digitalizzati. Infatti, anche se i benefici della digitalizzazione prescindono dai vincoli di legge, nella maggior parte dei casi non sono sufficienti per stimolare le imprese ad intraprendere l’effort necessario a rivedere completamente i propri processi interni.  

Proprio per questo, allora, sempre più Paesi europei stanno valutando la possibilità di introdurre obblighi normativi che siano in grado di sostenere e veicolare la digitalizzazione di imprese ed enti locali.  

 

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