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L’Outbound Marketing è morto?

Outbound Marketing

Articolo aggiornato al 17/05/2022

Outbound Marketing: qual è il suo destino? 

Prima di parlare dell’Outbound Marketing, non possiamo non fare una breve introduzione su quella che è la situazione attuale dell’inbound.

L’Inbound marketing sta attualmente attraversando delle difficoltà, determinate da alcune condizioni di contesto: il calo della fiducia del consumatore; il cambiamento nella strategia di Google che si sta riappropriando del suo traffico; la crescente “autarchia” dei social network; i maggiori costi di produzione e distribuzione dei contenuti; i nuovi limiti al marketing in tema di dati. A queste difficoltà l’Inbound ha risposto mettendo in pratica la sua capacità di reinventarsi costantemente: attraverso una lettura attenta dei segnali di insofferenza che arrivano dai consumatori è possibile infatti rimodulare le proprie strategie in modo da trasformare le criticità in opportunità.

Hubspot, per esempio ha scelto di concentrarsi su tre dimensioni: il potenziamento del Customer Care, la formulazione di proposte flessibili e sempre più personalizzate, l’investimento sulla memoria storica del marchio per costruire una narrazione istituzionale autentica e condivisibile, un inbound marketing online.

Se ci fermassimo a riflettere più lucidamente sull’Outbound marketing, potremmo forse scoprire che in realtà il suo destino è molto, molto meno segnato (e disperato) di quello che crediamo. Stiamo infatti assistendo, a quanto sembra, a una sorta di Outbound-Fenice che risorge dalle sue stesse ceneri, in un percorso di rinascita, logicamente convergente, che lo porta ad avvicinarsi al sistema di valori dell’Inbound.

 

 

Incorporare le tattiche dell’Outbound Marketing nella strategia generale

In questo articolo proviamo ad effettuare una disamina dello stato di salute dell’Outbound marketing e prendiamo come spunto il lungo e articolato report, ancora attuale, di Databox, azienda IT che sviluppa strumenti di analisi e di report di dati aziendali. Databox ha chiesto a 29 influenti marketer un loro giudizio complessivo sulle metodologie dell’Outbound Marketing. Le loro risposte, corredate da evidenze statistiche, confermano che per raggiungere gli obiettivi non basterebbe più utilizzare tattiche di solo Inbound ma potrebbe essere più efficace incorporare un po’ di Outbound nella strategia generale.

Quali sono, quindi, le tattiche Outbound che si sono dimostrate più efficaci negli ultimi anni?

Secondo i risultati del sondaggio, le e-mail a freddo si trovano in cima all’elenco delle tattiche Outbound da prendere decisamente in considerazione. In particolare, quando è stato loro richiesto di indicare la migliore tattica di Outbound marketing, gli intervistati  hanno selezionato e-mail a freddo, chiamate a freddo, direct mailing, social media ads e search ads.

I comunicati stampa, gli annunci TV e radio e gli annunci su carta stampata, d’altro canto, si piazzano negli ultimi posti della classifica.

Anche se negli ultimi anni il loro ruolo è stato ridimensionato, le chiamate a freddo e le mail a freddo possono ancora dimostrarsi elementi decisamente vitali all’interno di un articolato piano di marketing. Per riuscire a produrre un impatto reale devono però essere pensati in modo da creare una reale connessione tra sales e lead. La “divulgazione a freddo” funziona quando è concepita in una prospettiva “umana” e non come mero automatismo; quando si sforza, cioè, di tenere conto delle caratteristiche personali associate ai nomi della lista.

L’elenco di suggerimenti che possiamo ricavare dal report di Databox e che riportiamo di seguito non solo ha valore nel caso di Outbound B2B ma anche come vademecum generale per tutti i marketers.

 

 

1. Fai tutte le ricerche possibili

Per riuscire a “sensibilizzare” i prospect e a guadagnarsi la loro attenzione, gli strumenti più cold dell’Outbound Marketing non possono mai essere del tutto cold.

Devono essere sempre preceduti da una ricerca che sia strutturata in modo tale da individuare clienti davvero potenziali. Questa stessa ricerca deve essere impostata secondo metodologie definite e di comprovata efficacia: in questo modo le telefonate, in altre parole, sarebbero da subito “calde” e permetterebbero più alti tassi di conversione.

Tra le tecniche che possono essere utilizzate per avere chiamate e mail a freddo più qualificanti segnaliamo:

2. Personalizza il tuo outreach

La chiave per rendere più efficaci le tecniche a freddo consiste nel prendersi tutto il tempo necessario per personalizzare il messaggio:

3. Combina marketing digitale e marketing analogico

L’idea di base è che oggi le aziende dovrebbero dotarsi di un piano di marketing  che preveda l’integrazione di soluzioni digitali e analogiche:

4. Pianifica eventi all’interno di una strategia di networking

Le conferenze, soprattutto se combinate con metodi inbound, sono un ottimo modo per far crescere la brand reputation, attirare nuovi clienti e interagire con loro su base individuale. La partecipazione e l’organizzazione di fiere e la sponsorizzazione di eventi sono iniziative che risultano davvero efficaci solo se pianificate all’interno di una più articolata strategia di networking ed integrate con tutti gli altri aspetti del programma di marketing inbound:

5. Indirizza il traffico mediante annunci di ricerca e social media

Content marketing, SEO e social media marketing sono ottime tattiche Inbound sul lungo termine che, tuttavia, possono non essere sempre efficaci per aumentare il traffico a breve termine, in particolare se il sito è ancora relativamente nuovo, con minimi collegamenti in entrata e pochi follower sui social.

Gli annunci della rete di ricerca e dei social media possono dimostrarsi molto efficaci nell’indirizzare il traffico verso il sito di un Brand, nell’attesa che gli sforzi su contenuti e SEO vengano ripagati. Anche in questo caso tattiche Inbound e Outbound sono complementari e possono essere usate contestualmente:

Contenuti di qualità: convergenze tra Inbound e Outbound

Riprendiamo adesso l’ultimo consiglio tra quelli suggeriti dai marketer intervistati da Databox e proviamo a formulare una ipotesi: sembrerebbe da quanto affermato sopra, che ciò che contraddistingue l’inbound sia in realtà molto simile a ciò che consente all’adv Outbound di avere oggi successo, cioè la creazione e la distribuzione più attenta e rispettosa di messaggi con contenuti intelligenti e di qualità, mirati e personalizzati.

Dagli albori dell’Inbound alla nuova vita dell’adv Outbound

Lo sostiene in un articolo pubblicato da Medium; il VP of Product di HubSpot Nicholas L. Holland: “per anni mettere al primo posto l’esperienza del cliente ha significato sostanzialmente niente pubblicità“.

Gli annunci on line erano fastidiosi e invadenti, tendenzialmente brutti e generici e gli strumenti disponibili per raggiungere il pubblico di riferimento estremamente limitati. Di conseguenza i destinatari della comunicazione non erano profilati e il targeting risultava inevitabilmente poco efficace. Gli esperti di marketing venivano lasciati soli a creare banner pubblicitari che avrebbero dovuto produrre, seguendo ricette misteriose, l’inafferrabile “effetto wow”, nella speranza di dirottare l’attenzione verso i luoghi di conversione. Di fatto, spesso, gli annunci pubblicitari non erano altro che la versione digitale dell’Outbound più nocivo e obsoleto, quello che interrompeva e “spammava” per dirla in breve.

Le cose sono cambiate. I fondamenti dell’Inbound sono ormai adottati con convinzione nel marketing di aziende B2C e B2B. Contemporaneamente la produzione di contenuti è cresciuta a dismisura, inondando la rete. È in questo contesto sovraffollato che gli annunci diventano nuovamente essenziali per eliminare il rumore di fondo e permettere ai Brand di ritagliarsi un momento di visibilità. Contemporaneamente gli strumenti a disposizione dell’Outbound sono diventati più precisi, puntuali, informativi, allo stesso tempo accorti e ammiccanti. Persino utili.

Il ruolo dei tre Big di Internet nella fusione Inbound-Outbound

Da anni le aziende devono acquistare da Amazon, Google e Facebook la possibilità di accedere a quei luoghi virtuali in cui si concentra l’attenzione degli utenti (e tra di loro, dei possibili clienti). I risultati organici, inoltre, non sono più separati dai risultati a pagamento e si piazzano sempre più raramente tra i primi posti nei risultati di ricerca. Oggi i risultati a pagamento sono simili per ranking ai risultati organici ed è quasi impossibile che una qualsiasi ricerca non li mostri per primi, soprattutto su mobile.

Paradossalmente tutto ciò rende l’adv, se ripensato nel senso di proposta intelligente, mirata e di qualità, una risorsa preziosa per il marketer Inbound, soprattutto per quanto riguarda i social network, che ottengono un maggiore ritorno, in termini economici e di prestigio, se possono pubblicare annunci pertinenti, piacevoli e divertenti. Per questo i social network sono incentivati a mantenere alta la qualità degli annunci che ospitano: incoraggiano decisamente le aziende a creare post informativi e coinvolgenti e impongono costi maggiori a quelle che non riescono a offrire un’esperienza utente altrettanto positiva.

Insomma: personalizzare messaggio e narrazione per soddisfare le esigenze uniche di un pubblico sempre più profilato e qualificato; ma questo non rientra forse perfettamente, esattamente, nella filosofia Inbound?

Si tratta in effetti proprio di quella fusione di Outbound adv e tattiche Inbound che si pone al cuore stesso dell’ipotesi che stiamo qui cercando di dimostrare: per raggiungere nuovi prospect, interagire con contatti esistenti, fare cross-selling sui clienti attuali, in buona sostanza, per migliorare la propria strategia possiamo affermare che le formule più efficaci impiegano ormai, molto spesso, anche un po’ di Outbound all’interno di una pianificazione che rimane, per quanto riguarda valori e metodologie, profondamente Inbound.

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