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Ecco perché la personalizzazione batte la viralità (e con un sonoro 3 a 0)

Nel nostro tempo, in cui i social network sono il nostro pane quotidiano, un sogno molto diffuso tra chi si occupa di comunicazione e marketing è quello della viralità, un termine per indicare un contenuto che si diffonde gratuitamente su larga scala grazie alla condivisione spontanea degli utenti. Per chi vuole promuovere un prodotto o un servizio, insomma, sembrerebbe una manna dal cielo. Ma c’è un però. Anzi, ce ne sono tre, e sono anche parecchio importanti.

Il primo però sta nel fatto che solo una piccolissima parte del materiale online viene realmente visto da un alto numero di persone; giusto per citare un esempio eloquente, l’1% dei contenuti presenti su YouTube genera più del 99% del traffico totale. Questo significa che il 99% dei contenuti tende a raggiungere una fetta di pubblico decisamente minoritaria (per approfondire, dai una lettura alla pagina Wikipedia sul modello della Coda Lunga). Questo significa che, anche volendosi concentrare sull’obiettivo viralità, la sfida sarà molto ma molto dura, a prescindere dalle vostre risorse.

Il secondo però è relativo al tipo di contenuti che solitamente diventano virali: si tratta infatti spesso di video amatoriali non concepiti volontariamente per obiettivi di business. Basti pensare che, tra i video più virali di sempre, compaiono bambini che ballano, cadute rovinose, arance parlanti, lotte tra animali selvatici… ma pochissime pubblicità (ecco una lista di video virali che conferma quanto detto). Insomma, specialmente quando si parla di B2B, creare un contenuto brandizzato che diventi virale è una battaglia davvero per pochi.

Il terzo e ultimo però consiste nel fatto che – udite udite – la viralità non è sempre positiva di per sé, come si potrebbe invece pensare (e come molti, anche tra i professionisti del marketing, effettivamente pensano!). Avere una grande visibilità è, in molti casi, fondamentale per far conoscere i propri prodotti o servizi. Pensiamo a un artista, ad esempio: la sua fama, e quindi la sua carriera, dipenderanno in grossa parte dalla sua capacità di essere apprezzato da un pubblico sufficientemente numeroso. Per dirla tutta, anche in questo caso, la viralità non è sempre sufficiente. Pensiamo a PSY e la sua Gagnam Style, la canzone – e il video in generale – più visto della storia di YouTube (più di 3 miliardi di visualizzazioni) non gli sono serviti a vendere un gran numero di dischi, di biglietti per i suoi concerti, o persino evitare i fischi del pubblico in svariate occasioni. Ma il discorso vale, a maggior ragione, per quelle aziende o organizzazioni che hanno obiettivi che vadano oltre alla pura visibilità. Infatti, che un contenuto venga effettivamente visualizzato è sicuramente un passo importante, ma è solo il primo. Quello che conta è la reazione che il contenuto è in grado di causare, ossia la capacità di conversione, nel gergo del marketing. Dal punto di vista strategico, che senso ha creare un video che possa ‘facilmente’ diventare virale – ad esempio dei gattini con dei simpatici cappelli – se poi l’unica reazione causata in chi visualizza è una risata, senza un’effettiva conversione – un click, un acquisto, una richiesta di contatto?

Insomma, massimizzare le conversioni, piuttosto che le visualizzazioni, per perseguire i propri obiettivi strategici. Ecco allora che la strada migliore da seguire è quella dell’unione di personalizzazione, per certi versi la nemesi della viralità, e interattività, per stimolare un’azione immediata. Personalizzare significa infatti creare contenuti che si rivolgono al pubblico più piccolo immaginabile – una singola persona – per massimizzare la rilevanza di un messaggio per ognuno dei destinatari. Niente di più diverso dal voler disseminare un messaggio massivamente come se fosse un virus.

Ma ti diremo di più: non sempre, tra conversioni e visualizzazioni, bisogna accontentarsi di uno o dell’altro. Perché non puntare a dei contenuti facilmente scalabili su grandi volumi, ma che garantiscano allo stesso tempo un alto tasso di conversione?

È proprio da quest’esigenza che nascono i nostri Pvideo, video animati interamente personalizzabili e interattivi, diversi per ciascun spettatore, che permettono la creazione di un modello video che si può declinare in infinite versioni pensate per i bisogni di singoli clienti. Con i Pvideo di Doxee, un’azienda può facilmente generare un video che si rivolge a un cliente specifico, non solo chiamandolo per nome, ma mostrandogli in modo efficace, breve e senza fronzoli, tutte le informazioni che il destinatario si aspetta. Con la personalizzazione e l’interattività, i video raggiungono il loro massimo potenziale, non solo in termini di coinvolgimento, ma anche di conversione e di ROI.

Vuoi qualche numero concreto? I nostri Pvideo garantiscono un click-through rate del 20%, con addirittura il 78% degli utenti che guarda il video fino alla fine. Numeri distanti anni luce da quelli raggiungibili con le comunicazioni tradizionali. Sei pronto per la rivoluzione Pvideo?

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