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Da Dallas a The Pills, dalle rèclame ai pre-roll di Youtube

Cosa è cambiato nel consumo dei video che guardiamo dagli anni ’80 ad oggi

Le nostre abitudini nel consumo di contenuti video sono profondamente cambiate negli ultimi quattro decenni. È cambiata la qualità e la tipologia dei contenuti. Sono cambiati i dispositivi che li trasmettono. Ma è cambiato anche il nostro approccio alla fruizione di un video.

I media tradizionali imponevano rigidi limiti spazio-temporali. Per vedere Blade Runner e i Blues Brothers al cinema, o Drive InZig Zag in televisione, un tempo ci veniva richiesto di impegnarci per un certo lasso di tempo, immobilizzati in un luogo specifico e appropriato – come una poltrona di una sala cinematografica o il divano di casa – in cui lo schermo era al centro delle nostre attenzioni.

Lo spettatore passivo

Dal punto di vista del comportamento dello spettatore, guardare una puntata di Happy Days o di Twin Peaks era un’esperienza passiva, molto simile per tutti, scandita dai tempi di trasmissione broadcast, che imponeva i ritmi, scanditi qua e là da dai “consigli per gli acquisti” – termine con cui Mike Bongiorno cercava di rendere meno fastidiosi gli intermezzi pubblicitari.

Certo, c’erano schermi più grandi e schermi più piccoli. Durante la visione, si poteva fare zapping saltando da Rai a Mediaset, o ci si poteva far distrarre da amici e familiari: una sorta di multitasking ante litteram. Ma, tutto sommato, sia l’esperienza del cinema che quella della TV di casa erano attività lineari, prive di iniziativa, in cui il comportamento dell’audience di fronte alle immagini e ai suoni era in buona parte prevedibile.

Flash forward

2017. Un millenial è in pausa pranzo, sta mangiando un panino. Riceve un link su Whatsapp da un amico. Lo apre, si trova a guardare una puntata di The Pills su Youtube. Mette un like all’episodio. Al termine del video, i contenuti consigliati di Youtube gli propongono una scena inedita del Trono di Spade ma, prima dell’inizio del video, un pre-roll gli ricorda che la quarta stagione di House of Cards è ora disponibile su Netflix.

Ore 17. Sul treno, il nostro nativo digitale inizia a guardare le nuove avventure di Frank Underwood sul tablet. Dopo un cliffhanger, twitta utilizzando l’hashtag #houseofcards. Interrompe la puntata a metà, perché una notifica Instagram lo avvisa di un video in cui è stato taggato. Riprende la visione della puntata una volta arrivato a casa, sul divano (quello, almeno, non è cambiato granché), dove alterna la propria attenzione tra le vicende della Casa Bianca e i commenti dei suoi amici proposti dal news feed di Facebook.

Lo spettatore attivo

Forse le trame cospirazioniste nella politica americana di House of Cards non saranno nulla di nuovo per i fan di X-files, così come la ricchezza, il sesso, e le lotte senza esclusione di colpi per il potere per salire sul Trono di Spade non sembreranno particolarmente innovativi a chi guardava Dallas su Canale 5. Ciò che appassiona gli spettatori non sembra essersi trasformato nella sua essenza. Quello che è davvero cambiato è il comportamento associato alla visione di contenuti video, che ha subito un’improvvisa evoluzione. Curiosamente, negli ultimi decenni la trasformazione più profonda non sembra essere avvenuta dietro agli schermi, ma davanti, tra il pubblico, specialmente tra i nativi digitali, ma sempre di più anche tra i più attempati ‘immigrati digitali’.

La nuova modalità con cui ci si relaziona ai contenuti video è attiva e selettiva. Attiva perché la comunicazione, grazie ai media digitali, è diventata bidirezionale, permettendo all’utente (non più “spettatore”) di partecipare a una conversazione collettiva (vedi il tweet del sopracitato millenial) e di comunicare su più canali contemporanei in un’ottica multitasking. Selettiva perché, in un’era caratterizzata da (sovr)abbondanza di informazione e connettività always on, l’utente esige contenuti specifici quando vuole e dove vuole, dividendo il proprio tempo e la propria attenzione – che sono limitati – tra una serie virtualmente infinita di contenuti accessibili da una serie di dispositivi differenti.

Video marketing

Questa profonda trasformazione ha naturalmente offerto nuove possibilità e posto nuove sfide non solo a registi e produttori, ma anche a professionisti del marketing e della comunicazione, che hanno dovuto ripensare le modalità di interazione con il proprio target.

La vera sfida è oggi, in primo luogo, ottenere la sempre più frammentata attenzione degli utenti. Un obiettivo particolarmente ardito, se considerato l’information overload a cui siamo continuamente sottoposti. Se un tempo il tubo catodico era come un oratore che parlava a un pubblico attento e silenzioso, oggi un video pubblicato su Youtube o su Facebook è un grido disperato in mezzo a una folla disattenta, confusa e in movimento costante, la cui attenzione è il Sacro Graal per ogni strategia di comunicazione.

Proprio per questo, molte aziende hanno ripensato il loro modo di comunicare. La banda larga, la mobilità e nuove piattaforme hanno ridato nuova vita al formato video, che sta vivendo una seconda giovinezza non solo nell’intrattenimento, ma anche nel business.

Il video nell’era digitale

L’era digitale ha finalmente liberato il formato video dalla prigione televisiva, permettendo alle aziende di sfruttare lo storytelling come elemento di coinvolgimento per perseguire numerosi fini e sostituire così forme di comunicazione inefficienti. Lo vediamo quindi sempre di più attore protagonista in contesti dominati da comunicazioni tradizionali, come nella promozione di nuove offerte, nel benvenuto ad un nuovo servizio, nel fornire assistenza educando al contempo il consumatore.

Una soluzione efficace

Per catturare l’attenzione dei nuovi consumatori digitali – attivi, selettivi, iperconnessi – è necessaria un’elevata qualità dei contenuti. Ma non è tutto: un video, seppur di qualità, potrà raggiungere i suoi obiettivi solo se sarà anche in grado di adattarsi efficacemente al contesto di fruizione e all’utente finale.

Per questo motivo, Doxee ha studiato una soluzione innovativa: i Video Personalizzati, contenuti creati ad hoc per ogni singolo utente, in grado di rivitalizzare forme di comunicazione tradizionali, vero e proprio anello debole nella relazione tra aziende e clienti.

I Video Personalizzati di Doxee sono pensati appositamente per coinvolgere e fidelizzare i consumatori all’interno dell’ecosistema digitale contemporaneo. La personalizzazione permette di parlare direttamente all’utente, coinvolgendolo con un messaggio chiaro, conciso e facilmente accessibile, anche in mobilità.

Sono queste le caratteristiche richieste oggi a un contenuto video per raggiungere i suoi obiettivi e massimizzare la propria efficacia.

Scopri qui come Doxee può fare la differenza per la tua azienda e, soprattutto, per i tuoi clienti.

 

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